Sicurezza
Emergenza anziani. Sos lanciato dalla Società della Salute: più aiuti alle famiglie degli ammalati
Alzheimer, 35 nuovi casi
Gianluca Uberti
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Il presidente della Società della Salute Riccardo Varese e a lato coppia di anziani (foto darchivio) Allarme in Lunigiana per i dati dei primi otto mesi del 2010
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AULLA. Nei primi otto mesi di quest'anno sono già 35 gli anziani lunigianesi a cui è stato diagnosticato il morbo di Alzheimer. La tendenza, tra l'altro, va verso un aumento dei casi, anche perché in Lunigiana si vive di più, quindi cresce il rischio di essere colpiti da tale temibile patologia. Questo dato, assieme ad altri, è stato fornito ieri in occasione della giornata mondiale dell'Alzheimer. Teatro dell'incontro organizzato dalla Società della Salute, il poliambulatorio di piazza della Vittoria. Era atteso il direttore generale dell'Asl 1 di Massa Carrara, Antonio Delvino, però bloccato da un impegno a Pisa. Presenti, invece, il presidente e il direttore della SdS Lunigiana, Riccardo Varese e Mario Guastalli, e il responsabile Ufasc, dottor Amedeo Baldi, oltre a sindacati e associazioni di volontariato, rappresentati da Renzo Piastri e Francesco Fabilloni (Spi/Cgil), Giancarlo Linari (Fpi/Cisl) e Ilio Bongi (Anteas). Secondo uno studio statunitense, nel mondo soffrono del morbo di Alzheimer 26,6 milioni di persone, mentre in Italia circa 800mila. Ma qual'è la situazione in Lunigiana? In base ai dati forniti dall'Unità valutativa Alzheimer (Uva) della SdS Lunigiana, nei primi otto mesi di quest'anno, come accennato, sono 35 le persone a cui è stato diagnosticato il morbo: erano 55 nel 2007, 45 nel 2008 e 55 nel 2009. È stato, quindi, fatto notare il peso che devono sopportare le famiglie costrette a convivere con l'Alzheimer, «alle quali - ha sottolineato Varese - occorre dare respiro. Di conseguenza, non è tollerabile che si tagli sulla sanità». Infatti l'ampia e crescente diffusione del morbo nella popolazione, l'assenza di una valida terapia e gli enormi impatti in termini di risorse necessarie ad affrontarlo, che pesano, soprattutto, sui familiari dei malati, lo rendono una delle patologie a più grave ricaduta sociale del mondo. «Ed è proprio per questo, per il suo impatto sociale devastante, che è compito precipuo della SdS - ha aggiunto Guastalli - supportare le famiglie dei malati, anche perché non esiste ancora un farmaco utile a risolvere il problema. Infatti, soltanto l'assistenza svolge una funzione di rilievo per alleviare il peso che grava sulle famiglie e a soddisfare questa esigenza sono attivi in Lunigiana i centri Alzheimer di Fivizzano, Pontremoli e Villafranca, aperti dalle 9 alle 18 e ciascuno in grado di ospitare dieci pazienti, e sono stati creati percorsi assistenziali ad hoc». A fornire qualche cifra è stato il dottor Baldi: «In Lunigiana l'allungamento della vita media è un dato di fatto che si riflette nella presenza di ben il 30% di persone ultra 65enni. In questo contesto l'80% delle demenze è costituito dal morbo di Alzheimer: infatti, nel 2009 sono state 55 le persone a cui è stato diagnosticato, su un totale di 15.500 anziani lunigianesi». Da sindacati e Anteas, infine, è giunto un plauso unanime all'operato della SdS, sottolineato dall'apprezzamento di Varese e Guastalli per l'ottimo esito dell'incontro. Come noto, il morbo di Alzheimer è una demenza degenerativa invalidante che compare in età prevalentemente senile, quindi oltre i 65 anni, ed è caratterizzata da prognosi infausta.
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