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«Ho ucciso io quel giovane»

<b>EMPOLI: </b>il ritrovamento del cadavere del giovane
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EMPOLI: il ritrovamento del cadavere del giovane

Sedicenne massese si autoaccusa del delitto: ma è mistero

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 MASSA. Un corpo senza vita lasciato davanti all'ospedale di Empoli. E un mistero la cui chiave potrebbe essere racchiusa nella confessione fatta da un ragazzino di sedici anni ai carabinieri di Massa. Il giovane si sarebbe presentato spontaneamente nella caserma dell'Arma due giorni fa e lì avrebbe dato una sua versione dei fatti sull'uccisione di Massimo Stepich, il giovane trovato senza vita di fronte all'ospedale di Empoli.  Secondo le prime ricostruzioni - ma attorno alla vicenda i carabinieri mantengono il riserbo più assoluto per non compromettere le ulteriori indagini - avrebbe raccontato che il colpo di pistola sarebbe partito in maniera accidentale.  Non si conosce ancora il motivo per cui il ragazzo si sarebbe presentato proprio nella caserma di Massa e quale sia il suo grado di coinvolgimento nella vicenda.  E'stato lui a sparare? O qualcuno che lui conosce? E poi come mai il corpo - la vittima è stata colpita da un proiettile al petto - è stato portato davanti all'ospedale? Tutti interrogativi che i carabinieri stanno cercando di chiarire.  Il mistero comincia comunque in parte a svelarsi.  Per scoprire chi ha ucciso Massimo Stepich, 22 anni, nomade sinti che abitava con la famiglia in un campo di San Miniato basso, gli investigatori sono partiti dal fatto che, poche ore prima della morte, il giovane era stato visto in una pizzeria a Ponte a Elsa.  Non era solo, ma in compagnia di alcuni ragazzi. Dallo stesso locale il gruppo è ripassato nel tardo pomeriggio.  Massimo, però, non era con loro perché, nel frattempo, era stato ritrovato vicino all'ospedale, in via Tino da Camaino, con il cuore spappolato da un colpo di pistola sparato, si saprà dopo dall'autopsia, da una distanza di circa un metro.  Da qui sono partiti gli accertamenti dei carabinieri di Firenze che portano avanti l'indagine con il sostituto procuratore Ferrigno. Un omicidio che, secondo gli inquirenti, troverebbe la sua risoluzione in ambienti vicino alla giovane vittima.  E questo anche per i tempi ristretti anche perché alle 14,30 il giovane era nel locale di Ponte a Elsa e poco meno di due ore dopo era già morto.  L'altro ieri nel pomeriggio la svolta con il ragazzino, anche lui di etnia sinti e che fino a tempo fa viveva con la famiglia nell'Empolese, che si è presentato spontaneamente ai carabinieri di Massa. Si sarebbe autoaccusato del delitto raccontando che il colpo di pistola sarebbe partito in maniera accidentale. Un incidente o un gioco finito male. Comunque non un atto volontario o premeditato. Poi la corsa fino alla stradina, vicino all'ospedale di Empoli, che potrebbe essere stata scambiata addirittura per un accesso al pronto soccorso.  I carabinieri, al momento, non avrebbero emesso alcun provvedimento nei confronti del sedicenne. Ora stanno vagliando il racconto per capire se è attendibile oppure se il minorenne sia stato costretto a presentarsi per coprire altre persone magari maggiorenni.

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