Il Tirreno

«Il mio sogno è rivedere lo stadio pieno»

M.B.
«Il mio sogno è rivedere lo stadio pieno»

Gigi Buffon: già nella sfida di domani l'apporto del pubblico sarà determinante

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 CARRARA. Il cuore azzurro Gigi Buffon domani non sarà allo stadio dei Marmi perché sarà a Treschietto, al battesimo del suo secondogenito, David Lee. Ma alla vigilia di una sfida importante come quella con il Fano, dopo due vittorie consecutive ma anche con defezioni importanti (Vigiani sicuro assente, Zampagna quasi certamente out), sceglie di parlare in prima persona.  Una intervista a tutto campo per ribadire i punti cardine del progetto Carrarese, e un invito personale ai tifosi azzurri.  Dopo tre giornate, la Carrarese è già prima in classifica. Te lo saresti aspettato?  «Sinceramente, no. Certo, la campagna acquisti è stata importante, ma pensavo che sarebbe servito almeno un mese per riuscire ad emergere. In effetti, un po' di fatica l'abbiamo fatta nella prima gara, in cui Gazzoli è stato determinante, mentre la miglior partita è stata l'ultima a Poggibonsi, a conferma che questa squadra può solo crescere con il tempo. I segnali che stanno arrivando non possono che far ben sperare. Ripeto: la campagna acquisti fatta ad opera di Nelso Ricci è stata di primissimo livello, ma sappiamo bene che non è detto che automaticamente con un buon organico vinci per forza. Però una base simile... aiuta, quindi credo che si possa essere fiduciosi, e prendere come un buon auspicio questo primato in classifica in coabitazione con il Carpi».  A Poggibonsi, fra i titolari c'erano ben sette under 23, e a gara iniziata ne sono entrati altri tre. Probabilmente, anche domani ce ne saranno altrettanti se non di più. Hai sempre detto di essere qui anche e soprattutto per puntare sui giovani: siete già in linea con i programmi.  «Senz'altro, una delle motivazioni per cui ho voluto essere presente in prima persona in questo progetto è stata quella di programmare un qualcosa di serio e vero; e un progetto di questo tipo non può prescindere dai giovani e dal settore giovanile. Negli ultimi anni, troppo pochi giovani sono usciti dal vivaio azzurro rispetto alla nostra tradizione, si era insomma trascurato il naturale serbatoio della prima squadra. Sappiamo che da Carrara, da Massa, dalla zona di Spezia sono sempre usciti elementi interessanti, non era comprensibile che già a 9-10 anni i ragazzini preferissero andare in altre zone, anche lontane. Anzi, è inconcepibile. Il messaggio quindi è che c'è Carrara, c'è la Carrarese con un settore giovanile all'altezza. Ecco, io vorrei che qui ci fosse un appeal particolare per trattenere i giovani; e in futuro, sarà sempre più un'esigenza a tutti livelli quella di scoprire il campioncino in casa propria».  Calciatore professionista nella Juve e nella Nazionale, e azionista di una squadra di Lega Pro. Come ti vedi in questo nuovo ruolo?  «In un certo senso, ero preparato, perché penso che fosse una cosa che prima o poi doveva capitare, visto il legame che ho con la città e con la squadra. Ho sempre seguito, lo sapete, i colori azzurri. In passato mi era capitato di dare una mano finanziaria, ora ho voluto metterci la faccia, perché mi fidavo delle persone coinvolte, a partire da Nelso Ricci: quando si parte in un progetto simile, innanzitutto serve la competenza di un grande direttore sportivo, e insieme, ci vogliono l'entusiasmo di un personaggio come Cristiano Lucarelli (durante l'intervista, ancora non si sapeva dell'infortunio del centravanti, di cui si dà notizia nello sport nazionale, ndr), e anche la forza economica di Mian. Mian è davvero una persona piacevole, mai banale: trasmette simpatia e intelligenza. Uno come lui, per la Carrarese, è una grande manna».  L'entusiasmo è già alle stelle. Hai qualche idea, qualche iniziativa per riportare ulteriormente il pubblico allo stadio?  «L'entusiasmo, in effetti, è già palpabile. La campagna acquisti è stato il primo fattore scatenante, poi i risultati e le prime vittorie stagionali non possono fare altro che alimentare il fuoco. Il mio sogno, quando sono entrato in questa avventura, è di rivedere le 8-9 mila persone di Carrarese-Lucchese o le 6mila di Carrarese-Reggiana dell'anno di Lippi allenatore, quando arrivavi in curva e non c'era posto. Mi chiedevo, nei mesi scorsi, com'era possibile essersi ridotti a 3-400 spettatori. La prima grande vittoria sarebbe quella di rivedere 3-4mila persone allo stadio come pubblico di base, poi con l'entusiasmo e le vittorie, si potrà arrivare anche a qualcosa di più».  Ricordiamo di averti visto diverse volte in trasferta. Un anno ti trovammo in un ristorante di Alzano prima di una sfida esterna degli azzurri... La domanda che si fanno tutti è questa: a fine carriera, potremo vederti fra i pali della Carrarese?  «Ah sì, Alzano... Ricordo che fu un buon punto (la memoria è decisamente buona, Alzano-Carrarese finì 1-1 nel febbraio '99, ndr). In merito alla domanda: le promesse, se si fanno vanno mantenute, e io in questo momento non sono in grado di poterlo dire se potrò chiudere la mia carriera nella Carrarese. Quindi, per ora non posso rispondere».  Torniamo un attimo all'inizio di tutto. Come nacque questa idea di entrare nella Carrarese?  «Il primo in assoluto a contattarmi è stato Cristiano Lucarelli, sapeva che ero vicino alla squadra. Mi disse: "Se riusciamo a convincere Nelso, poi ci sarebbe anche Mian che ha voglia di rimettersi in gioco". Poi, piano piano, tutte le pedine sono andate a posto e ora la società è in via di definizione. Io avrò una quota della società».  Domenica ti vedremo allo stadio?  «Domenica no, perché ho il battesimo del bimbo. Farò il tifo a distanza, mentre spero che allo stadio saranno tanti i tifosi della Carrarese. Soprattutto domenica (domani per chi legge, ndr) penso che l'apporto del pubblico sarà determinante, è già una partita importante. Sono stato contento di sapere che a Poggibonsi erano tantissimi i nostri tifosi, il mio auspicio e il mio sogno lo sapete: rivedere lo stadio dei Marmi pieno di tifosi entusiasti».

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