Il dolore
I cinesi conquistati dal bianco Gioia
Cinzia Carpita
Bianchini: ma fanno concorrenza sleale su internet, una lotta impari per il distretto
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Una tonnellata su sette di marmo in blocchi scavati nelle nostre cave, va in Cina. Sembra una buona cifra, vista dal distretto apuo versiliese, ma in realtà il quantitativo di marmi di Carrara che arriva nel paese asiatico copre solo il 2-2,5% del fabbisogno cinese di grezzi. Un dato però è certo, secondo operatori locali: ai cinesi piace molto il marmo bianco di Gioia, considerato prodotto di fascia medio alta (la domanda cineseper pavimenti e rivestimenti interni, avrebbe soppiantato quella spagnola), capace di fare concorrenza ai marmi turchi, egiziani, greci.
Bianchini: la Cina "copia e incolla". Considerando che altri mercati nel mondo si sono contratti creando criticità nella rete di aziende apuane del lapideo, il colosso Cina non si ferma, continua a far paura, e sempre di più.Anche perché emerge che ha una disponibilità di 8,5 milioni di tonnellate di grezzi (fra quelli prodotti in loco ed importati) la maggior parte dei quali viene lavorato in Cina e serve esclusivamente il mercato interno. La Cina non compra neppure tanto i macchinari apuani per il marmo, preferendo utilizzare le proprie tecnologie anche se meno competitive delle nostre. Non basta: il presidente della Imm, Giorgio Bianchini, lancia un allarme-internet: «Copiano i nostri siti aziendali.
I nomi dei nostri marmi. E solo per fare una diffida affinché dai motori di ricerca scompaia questa concorrenza sleale, l'iter burocratico è complesso con la Cina, la difesa legale è complicatissima, si rischia di spendere cifre elevate ma di non risolvere mai definitivamente il problema. Di fronte a un concorrente che non si comporta secondo le leggi del mercato internaziona, la nostra lotta è impari. E poi è quasi impossibile competere con i loro costi di produzione».
Insomma, una giungla. Tant'è che non è stata semplice l'indagine che Imm e Istituto Studi e Ricerche della Camera di commercio hanno svolto assieme (e illustrato ieri) sul pianeta Cina, relativamente al comparto lapideo. I dati raccolti forniscono comunque agli operatori apuani indicazioni interessanti, su cui riflettere. Bianchini e il direttore della Imm, Paris Mazzanti, pensano che una importante occasione di approfondimento potrà essere, il prossimo marzo, la fiera del lapideo a Xiamen. «Io ci vado», annuncia Bianchini. Le preoccupazioni derivanti dal gigante Cina, inducono il presidente della Cciaa, Norberto Ricci, a invitare ad abbassare i toni della polemica locale sulle questioni del marmo, e a cercare «una politica condivisa» a favore del settore.
Come si colloca il distretto apuano. Dal nostro distretto nel 2009, sono state esportate in Cina quasi 200mila tonnellate di grezzi, per un fatturato di 37 milioni di euro (mediamente a 195 euro la tonnellata contro i 150 euro che pagano gli altri Paesi al distratto apuano, quindi la Cina è un buon cliente). Di lavorati, ne abbiamo esportati solo 10 mila tonnellate, per 3 milioni di euro. Il totale, rappresenta il 5% di tutto l'import cinese. Il presidente di Assindustria, Alessandro Caro, ha ribadito sia il problema della competitività sul piano dei costi di produzione, sia quello dei dazi doganali, sui quali a suo giudizio dovrebbe intervenire la comunità internazionale. Con la Cina, secondo Assindustria, il distretto apuano non può vedersela da solo, occorrono interventi "più in alto". Anche se Ricci pensa che comunque il territorio, se vuole contare, debba muoversi e lanciare segnali.
Il mercato cinese. Degli 8,5 milioni di tonnellate disponibili alla Cina, circa 5 sarebbero lapidei importati e gli altri prodotti in loco. Gran parte viene lavorato e reimpiegato in loco. Solo 62.000 tonnellate in blocchi vanno via: per lo più a Taiwan e in misura minore a Hong Kong, India e Thailandia. E i lavorati? la Cina ne importa 50mila tonnellate e ne esporta 1,3 milioni: Imm e Isr hanno calcolato che questi derivano da 2,6 milioni di tonnellate di grezzo, il che significa che il resto dei blocchi resta sul mercato interno.
Carrara-Cina-Corea. Dove va il marmo apuano grezzo lavorato in Cina? Secondo lo studio, il 70% resta là, il resto va quasi tutto in Corea del Sud che assorbe un terzo dell'export cinese di lavorati. Ma la Cina ci fa concorrenza esportando anche in Usa, Emirati arabi, Europa, mentre fatica a entrare in Nord Africa.
Bianchini: la Cina "copia e incolla". Considerando che altri mercati nel mondo si sono contratti creando criticità nella rete di aziende apuane del lapideo, il colosso Cina non si ferma, continua a far paura, e sempre di più.Anche perché emerge che ha una disponibilità di 8,5 milioni di tonnellate di grezzi (fra quelli prodotti in loco ed importati) la maggior parte dei quali viene lavorato in Cina e serve esclusivamente il mercato interno. La Cina non compra neppure tanto i macchinari apuani per il marmo, preferendo utilizzare le proprie tecnologie anche se meno competitive delle nostre. Non basta: il presidente della Imm, Giorgio Bianchini, lancia un allarme-internet: «Copiano i nostri siti aziendali.
I nomi dei nostri marmi. E solo per fare una diffida affinché dai motori di ricerca scompaia questa concorrenza sleale, l'iter burocratico è complesso con la Cina, la difesa legale è complicatissima, si rischia di spendere cifre elevate ma di non risolvere mai definitivamente il problema. Di fronte a un concorrente che non si comporta secondo le leggi del mercato internaziona, la nostra lotta è impari. E poi è quasi impossibile competere con i loro costi di produzione».
Insomma, una giungla. Tant'è che non è stata semplice l'indagine che Imm e Istituto Studi e Ricerche della Camera di commercio hanno svolto assieme (e illustrato ieri) sul pianeta Cina, relativamente al comparto lapideo. I dati raccolti forniscono comunque agli operatori apuani indicazioni interessanti, su cui riflettere. Bianchini e il direttore della Imm, Paris Mazzanti, pensano che una importante occasione di approfondimento potrà essere, il prossimo marzo, la fiera del lapideo a Xiamen. «Io ci vado», annuncia Bianchini. Le preoccupazioni derivanti dal gigante Cina, inducono il presidente della Cciaa, Norberto Ricci, a invitare ad abbassare i toni della polemica locale sulle questioni del marmo, e a cercare «una politica condivisa» a favore del settore.
Come si colloca il distretto apuano. Dal nostro distretto nel 2009, sono state esportate in Cina quasi 200mila tonnellate di grezzi, per un fatturato di 37 milioni di euro (mediamente a 195 euro la tonnellata contro i 150 euro che pagano gli altri Paesi al distratto apuano, quindi la Cina è un buon cliente). Di lavorati, ne abbiamo esportati solo 10 mila tonnellate, per 3 milioni di euro. Il totale, rappresenta il 5% di tutto l'import cinese. Il presidente di Assindustria, Alessandro Caro, ha ribadito sia il problema della competitività sul piano dei costi di produzione, sia quello dei dazi doganali, sui quali a suo giudizio dovrebbe intervenire la comunità internazionale. Con la Cina, secondo Assindustria, il distretto apuano non può vedersela da solo, occorrono interventi "più in alto". Anche se Ricci pensa che comunque il territorio, se vuole contare, debba muoversi e lanciare segnali.
Il mercato cinese. Degli 8,5 milioni di tonnellate disponibili alla Cina, circa 5 sarebbero lapidei importati e gli altri prodotti in loco. Gran parte viene lavorato e reimpiegato in loco. Solo 62.000 tonnellate in blocchi vanno via: per lo più a Taiwan e in misura minore a Hong Kong, India e Thailandia. E i lavorati? la Cina ne importa 50mila tonnellate e ne esporta 1,3 milioni: Imm e Isr hanno calcolato che questi derivano da 2,6 milioni di tonnellate di grezzo, il che significa che il resto dei blocchi resta sul mercato interno.
Carrara-Cina-Corea. Dove va il marmo apuano grezzo lavorato in Cina? Secondo lo studio, il 70% resta là, il resto va quasi tutto in Corea del Sud che assorbe un terzo dell'export cinese di lavorati. Ma la Cina ci fa concorrenza esportando anche in Usa, Emirati arabi, Europa, mentre fatica a entrare in Nord Africa.
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