Il Tirreno

«Troppi tagli, dimettiamoci»

Gabriele Dini
Il consigliere comunale del Pdl Simone Caffaz e, a destra Roberto Conserva
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Il consigliere comunale del Pdl Simone Caffaz e, a destra Roberto Conserva

Proposta-choc dei consiglieri comunali: svilito il ruolo degli enti locali

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CARRARA. Tutti i consiglieri comunali che danno le dimissioni per protestare contro il loro ruolo sminuito dalle politiche degli ultimi governi. La clamorosa proposta - che prevede anche di far estendere lo "sciopero" ad altri comuni italiani - è stata avanzata da alcuni esponenti politici carraresi. L'ipotesi sembra aver riscosso consensi bipartisan. Molti i malumori anche per la retribuzione economica dei consiglieri comunali che oscilla tra i 500 e i 600 euro mensili: molti meno, anche rispetto alla mole di lavoro, rispetto alle retribuzioni dei membri dei consigli di amministrazione delle varie società partecipata che in media porterebbero a casa circa 1000 euro al mese.  Insomma, i consiglieri comunali carraresi criticano le politiche sugli enti locali e chiedono un ruolo più importante (e retribuzioni adeguate). Inoltre vogliono smetterla di essere le prime vittime del "qualunquismo" che indica nella politica la causa di tutti i mali del paese.  Voci sull'esistenza di questa proposta circolavano già da giorni, ma ieri se ne è parlato pubblicamente nella commissione bilancio che doveva trattare del futuro di Gaia (il presidente Roberto Conserva ha comunque fissato una calendarizzazione degli incontri sulla società idrica, per discutere soprattutto dell'ingresso di Massa e dei costi diversi per gli utenti versiliesi e quelli del territorio apuano).  A farsi "ambasciatore" della proposta il consigliere del Pdl Simone Caffaz.  «Il nostro sarebbe un gesto provocatorio per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle competenze e le risorse sottratte agli enti locali - ha spiegato Caffaz - per anni si è parlato di sussidiarietà e decentralizzazione. Ma poi tutti i governi hanno progressivamente ridotto le possibilità di azione degli enti rendendo più difficile il governo del territorio».  I consiglieri vorrebbero rimettere il mandato nelle mani del presidente del consiglio (che dovrebbe così decidere se accettare le dimissioni, facendo così decadere il consiglio, o respingerle).  Un'azione di protesta che avrebbe del clamoroso.  L'idea piace anche al capogruppo del Pdl Lanmarco Laquidara. «C'è un costo della politica e un costo della democrazia: bisogna capire che il ruolo dei consiglio comunali è diverso da quello dei cda delle partecipate. Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio».  In questo modo i consiglieri comunali vogliono fare una serie di distinguo. Con le regole presenti nella nuova Finanziaria in un comune come Carrara il rimborso massimo si dovrebbe fermare a 620 euro mensili.  Soldi che arrivano a fronte di un impegno che prevede 3 o 4 riunioni a settimana (tra commissioni e consigli comunali). Senza contare il tempo passato a studiare documenti. «Chi sta nei cda delle aziende partecipate - ha fatto notare Laquidara a margine della riunione della commissione - intasca anche 1000 euro partecipando a poco più di una riunione al mese».  Il dibattito in commissione si è poi scaldato quando la discussione è scivolata su alcuni esempi di "storture". Il consigliere Caffaz ha infatti citato il caso del Cat, l'ex-azienda dei trasporti in cui esiste ancora un cda con un presidente che riscuote uno stipendio.  «Affidarla ad un liquidatore - ha detto Caffaz - sarebbe stato meglio e comunque le indennità andrebbero abbassate».  Pronta la replica del consigliere del Pd Carlo Martini. «In quel caso l'indennità è commisurata alle responsabilità che una persona si assume, tocca al singolo decidere se rinunciare».

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