Il Tirreno

Se il canone è di 15 lire

Se il canone è di 15 lire

Leggi Estensi, subaffitti, canoni irrisori: le cave fino al '95

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CARRARA. Nel 1995, con 15 lire si poteva comprare poco più di un grammo di salmone (stando ai prezzi pubblicizzati sul Tirreno dalla Nuova Pescheria, 16mila lire al chilo), o anche una dozzina di grammi di uva (pubblicità Esselunga, 1.340 lire al chilo). In compenso, 15 lire la tonnellata era il canone di concessione medio per le nostre cave: 16 milioni di lire è quanto pagavano tutti insieme all'anno i concessionari, diviso un milione e 100mila tonnellate di produzione, più o meno ci siamo. Ripartiamo dal 1995; da oltre 240 anni sono in vigore le Leggi estensi. Quindi: canoni di concessione irrisori (appunto, 0,80 lire a metro quadrato), tassa marmi versata da circa 800 contribuenti che passano dalle pese di Nazzano e di Marina. Maggior contribuente, la Imeg, ampiamente: portava decine di migliaia di tonnellate a San Rocchino. Con altre complicazioni: i subaffitti. Vedi la Sam: da una parte versava 2,7 milioni di lire al Comune, dall'altra chiedeva solo di subaffitti oltre tre miliardi nel 1994.  Il Comune non è certo immune da responsabilità per i ritardi accumulati, ma bisogna dare atto che più volte ha cercato di approvare un regolamento degli agri marmiferi, senza successo.  Anche nel 1994 lo ha fatto; e puntuale, il 23 maggio 1995, ecco il ricorso dei concessionari. Ennesima guerra di carte bollate: d'altra parte, è legittimo che un gruppo di privilegiati cerchi di perpetuare i privilegi. Se hanno continuato per decenni a pagare 15 lire la tonnellata di canone di concessione, e pochi milioni di lire di tassa marmi (solo chi portava fuori dal comune blocchi o lavorati o cocciame), è perché lo hanno permesso le leggi. Anacronistiche, fuori dal mondo, contrarie al bene dei cittadini, ma leggi. Poi gli stessi concessionari si sono fatti scappare di mano il business dei detriti, ma questo è un altro discorso.  Insomma, siamo a maggio 1995, i soliti fanno ricorso. Ricordiamo i firmatari: Fratelli Lorenzi srl; Adolfo Forti marmi; Antonio Peghini; Jacopo Peghini; Escavazione marmi Lochi; Figaia Spa; Figaia Cave srl; Guglielmo Vennai Spa; Bocca Canalgrande srl; Scalorbi Alma & C.; Gemignani & Vanelli marmi; Escavazione Marmi Battaglino; Escavazione Marmi Pizzagallo Ravalunga; Cave Statuario srl; Caro & Colombi spa; Fantiscritti Marmi; Sam; Successori Adolfo Corsi; Furrer Spa; Pietro Dazzi fu Enrico; Bettogli Marmi; La Fiordichiara; Simonetta Cattani; Daniele Cattani; Maria Giovanna Carretti; Nuova Laveggiolo di Lazzareschi Vittorio. 68 pagine in cui si spiega che le Leggi estensi sono "fonti primarie", che la concessione livellaria dà un "diritto reale di godimento", e che né il regolamento degli agri marmiferi né la legge regionale del 1980 possono andare sopra alle Leggi estensi (del 1751); quindi i concessionari avrebbero un diritto reale perpetuo. Altre dotte pagine per difendere il diritto al subaffitto, per scrivere nero su bianco che con il regolamento si andrebbe a una sostanziale espropriazione della "proprietà privata" (pag. 57, sic); fino alla perla che "l'aumento del canone si "doppia" alla tassa marmi venendo ad incidere sullo stesso presupposto, e comporta un onere economico notevolissimo" (come facesse ad essere notevole, per poi trasformarsi nel superlativo notevolissimo, una media di 15 lire la tonnellata, resta un mistero). E si ricordava che comunque il regolamento doveva essere emanato nel 1928, e "il tempo trascorso dimostra che non v'è alcuna urgenza" (detto dalla parte dei concessionari, il discorso non fa una grinza; visto dalla parte dei cittadini, un po' meno). Si chiedeva la sospensione del regolamento perché c'era di mezzo il ricorso alla Corte costituzionale.  Sappiamo poi com'è andata: 20 novembre 1995, giornata storica per Carrara. La Corte Costituzionale spazza via le leggi estensi; dice che le concessioni sono onerose e temporanee; onere da determinare da parte del Comune.  Se si auspica una stagione nuova, di dialogo e giustizia, di equità, senza eccessi punitivi che sarebbero ugualmente ingiusti ma nemmeno prese in giro (la nostra inchiesta sugli utili record al monte parla chiaro), bisogna però anche ricordare quali sono stati per secoli i privilegi delle povere "vacche da mungere"; espressione infelice e che è davvero gravemente offensiva per le migliaia di concittadini che faticano ad arrivare a fine mese. M.B.

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di Redazione Pisa