Sicurezza
«Pronti a fermare la variante»
I comitati contro il regolamento urbanistico e il sindaco Binaglia
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MONTIGNOSO. Regolamento urbanistico senza pace a Montignoso. Mentre gli uffici tecnici stanno vagliando le ultime osservazioni, scendono in campo i comitati di Cercaiolo, Renella e Debbia. E se la prendono con il sindaco Federico Binaglia. «I termini usati dal sindaco per definire chi si oppone alla variante del piano regolatore ci hanno particolarmente colpiti - scrivono i comitati -. Non vorremmo che il primo cittadino fraintendesse l'ultimo periodo da noi trascorso in silenzio come una resa, o come l'accettazione incondizionata delle destinazioni discutibili che altri hanno deciso di dare a quei piccoli ritagli di terreno che non rivestono certo le caratteristiche per la realizzazione di mega progetti di inutile cementificazione». Gli abitanti di Cervaiolo, Renella e Debbia pretendono rispetto: «Preso coscienza dei nostri diritti, dell'appartenenza al nostro territorio, e dei doveri che l'amministrazione ha nei nostri confronti, in virtù di quella delega a esercitare gli interessi pubblici conferitagli dal popolo, per opporci alla sciagurata scelta di una tipologia di urbanizzazione che non condividiamo, ci dichiariamo pronti ad usare tutti quei mezzi che la legalità ci consente, siano essi di sensibilizzazione dei cittadini montignosini, siano di coinvolgimento di quelle forze politiche che vorranno condividere la nostra lotta, sia di interpellanza del giudizio di organi superiori. Dalle sue dichiarazioni, due sono le possibili letture: o ritiene opportuno far convogliare l'attenzione pubblica su presunti immobiliaristi di cui lui soltanto e pochi altri conoscono l'identità, stornando così l'attenzione dalle reali problematiche scaturite dall'approvazione di questa variante, oppure non ritiene di riferire pubblicamente come una grande quantità di cittadini comuni (alcune centinaia, e non immobiliaristi), nella pubblica assemblea del 21 giugno ha espresso piuttosto vivacemente, a lui e all'assessore Giorgio Coli, il proprio malumore». E sottolineano: «Con toni decisamente alti, e talvolta con accuse circostanziate, i partecipanti si sono schierati contro le decisioni della giunta comunale, motivando con cognizione di causa, di volta in volta, le ragioni del proprio dissenso, apportando ognuno la propria conoscenza di fatti e di realtà a illuminare uno scenario politico non certo encomiabile per equità nei confronti dei cittadini». E concludono: «Sono stati i comitati a denunciare la pubblica e legale svendita del nostro territorio. Lo hanno denunciato in assemblee aperte a tutti, con il volantinaggio, lo hanno esternato ai responsabili della stesura della variante, lo hanno partecipato anche attraverso la carta stampata, iniziativa evidentemente non condivisa dal nostro primo cittadino, visto il disappunto da lui espresso. Ma in quale altro modo, se non svendita del territorio, potremmo chiamare un regolamento urbanistico che obbliga il cittadino comune a cedere la propria piccola proprietà, in alcuni casi tanto faticata, mettendola nelle mani di "reali imprenditori" per i quali nulla rappresenta il nostro territorio, se non una fonte di ricchi guadagni?».
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