Sicurezza
La celebrazione. Nato ad Avenza, parroco a Montignoso, dal 26 guiderà la diocesi di Pitigliano
Sono vescovo, vi abbraccio tutti
Chiara Sillicani
La commozione di monsignor Guglielmo Borghetti dopo l'ordinazione
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MASSA. L'umanità vince sulla ritualità, sulla liturgia e soprattutto sull'emozione: Monsignor Guglielmo Borghetti esce sul sagrato della Cattedrale. E saluta i fedeli che hanno seguito la celebrazione sul grande schermo, allestito davanti al Duomo. Appena ordinato vescovo, si apre in un sorriso e benedice i fedeli che lascia, quelli di Montignoso, dove fino ad oggi è stato parroco, e quelli della Diocesi di Pitigliano, Sovana e Orbetello che lo aspettano come loro nuovo vescovo. La commozione di Guglielmo Borghetti traspare anche quando, a fine celebrazione, prende la parola e ammette che più di qualsiasi discorso, lo «aiuterebbe la possibilità fisica di aprirsi in un grande abbraccio affettuoso e riconoscente». E dal nuovo vescovo l'invito alla speranza perché «sono tempi difficili», ma «laddove manca la speranza, la fede stessa è messa in questione». Poi il suo impegno per il difficile compito affidatogli: «agire come padre, fratello e amico di ogni uomo e ad essere accanto a ciascuno viva immagine di Cristo nostra speranza». Un discorso di umanità, solidarietà che chiude una cerimonia solenne. A conferire l'ordinazione episcopale è Monsignor Mario Meini (vescovo uscente a Pitigliano, ora alla guida della diocesi di Fiesole), accanto a lui ci sono il vescovo Giovanni Santucci e il vescovo emerito Eugenio Binini. È proprio Monsignor Meini, nella sua predica, a dare a tutti i fedeli, raccolti in Catterale e all'esterno, l'immagine di una Chiesa umana, simboleggiata da Maria ai piedi della Croce. «Se nel volto della Chiesa come in quello della Madonna ci sono rughe, sono il segno di un dolore che non scalfisce la tenerezza di una madre». Poi la solennità, con Monsignor Borghetti che si assume tutti gli impegni della missione episcopale, l'ordinazione vera e propria con l'unzione crismale, la consegna dell'anello, della mitra (il copricapo vescovile) e della pastorale (il bastone episcopale). Ma anche in quel momento di estrema ritualità, quando un uomo, parroco, diventa vescovo e discepolo di Pietro, la Chiesa si conferma nella solidarietà. E tutti i 24 vescovi presenti pongono, uno ad uno, le loro mani sul capo di Guglielmo Borghetti, sopra cui, poi viene innalzato il Vangelo. Perché spiega Monsignor Meini, durante l'omelia, «il nostro servizio è fatto per conto di tutta la Chiesa, il Vangelo è la testimonianza di un affidamento». Solo dopo la liturgia il nuovo vescovo benedice i fedeli. E alla ritualità, a fine cerimonia, segue la festa con il buffet offerto dalla Coldiretti in piazza Aranci. Ma le occasioni per salutare i fedeli massesi non mancheranno. Sabato alle 18 e 30, in Duomo, la prima messa da vescovo, domenica mattina ad Avenza, dove è nato, Monsignor Borghetti celebrerà la messa delle 10. Alle 18 sarà dai suoi parrocchiani di Montignoso. E lunedì, sempre alle 18, un saluto ai fedeli di Borgo del Ponte. Poi dal 26 Monsignor Guglielmo Borghetti sarà a tutti gli effetti vescovo di Pitigliano.
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