Sicurezza
Violenza. La dipendente stava portando un nuovo certificato per prolungare la malattia
Presa a calci dal titolare
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Una cuoca al lavoro e a destra una pattuglia dei carabinieriIl ristoratore ha mandato all'ospedale la cuoca 50enne
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CARRARA. Ha portato al datore di lavoro un nuovo certificato medico: per problemi di salute, infatti, avrebbe dovuto prolungare l'assenza dal noto locale della zona in cui lavora come cuoca. Lui è andato in escandescenze: ha cominciato a spintonarla, l'ha buttata a terra, e ha perfino cercato di calpestarla. La donna è dovuta andare in ospedale: ha una costola incrinata. I fatti, che avranno un epilogo in tribunale visto che la vittima di questa vicenda ha intenzione di sporgere querela nei confronti del datore di lavoro (l'avvocato che la tutela è Claudia Volpi), sono avvenuti pochi giorni fa. In un ristorante della città molto noto e frequentato, sia a pranzo che a cena. E il tutto è accaduto non in orario di chiusura ma nel pomeriggio quando c'erano ancora, all'interno, alcuni clienti. E sono stati proprio alcuni di loro che, alla vista di una scena tanto violenta, hanno chiamato nell'ordine l'ambulanza e i carabinieri. Presa a botte dal datore di lavoro. È una storia delicata e complessa. Che ha per protagonista una cinquantenne che da anni lavora nel mondo della ristorazione. Una donna matura che ha dovuto fare i conti con l'esplosione di rabbia del datore di lavoro. L'uomo con cui, da tempo, e condivideva lo spazio, non certo amplissimo, dei fornelli. Non solo è stata picchiata, anzi quasi calpestata una volta che era riversa a terra, una donna. Ma anche una donna malata che si era recata al locale in cui lavorava proprio perché le sue condizioni di salute non le permettevano di tornare al suo posto. Era a casa da poco più di una settimana, ma le cose non erano ancora andate a posto. Insomma, non era guarita e, soprattutto non era nelle condizioni di riprendere il servizio. Questo era scritto, nero su bianco, sul certificato che la donna stava per consegnare al datore di lavoro. Ma proprio quel gesto, il fatto che si fosse recata al locale per dargli di persona il certificato, e magari cercare di spiegargli le cose, ha scatenato la rabbia del titolare. L'uomo prima l'ha spinta con violenza, fino a farla cadere a terra. E poi ha cominciato a prenderla a calci, e, alla fine, quando la donna era rimasta quasi senza respiro ha provato a calpestarla. Le ha quasi passeggiato sopra. I clienti chiamano carabinieri e ambulanza. Una scena di violenza inaudita. Che non ha lasciato insensibili alcuni avventori che si trovavano nel locale. E neppure chi passava da quella zona della città, che è piuttosto frequentata. Di fronte alla donna a terra, quasi priva di sensi, sono partite le due telefonate: all'ambulanza e ai carabinieri. La cinquantenne è stata quindi portata al Pronto soccorso, dove le sono state riscotnrate lesioni guaribili in una decina di gironi. In realtà, per la costola incrinata, i tempi sembrano destinati ad allungarsi: la donna, ancora molto provata per l'accaduto, ha, infatti, difficoltà a respirare. Si annuncia una doppia causa in tribunale. Una querela di parte, per l'aggressione e le lesioni riportate. E un'altra causa, questa volta di lavoro (la donna è assistita dallo studio Lalli), che dovrebbe venire intentata nei confronti del titolare, anche alla luce della nuova situazione (per ora 10 giorni di referto) con cui si trova a fare i conti la cuoca. Una vicenda molto complessa, quindi, anche dal punto di vista giudiziario. Perché, al di là dei fatti (gravissimi) che saranno al centro di un procedimento di carattere penale, c'è anche l'altro filone della storia. Quello che riguarda i diritti dei lavoratori: primo fra tutti quello di poter rimanere lontano dal servizio in caso di malattia accertata e certificata. Una situazione quindi moto delicata anche per il datore di lavoro che dovrà rispondere su tutti e due i fronti. L'iter giudiziario farà il suo corso. Per il momento resta lo sconcerto della donna presa a botte dal suo datore di lavoro. Un episodio su cui anche gli inquirenti dovranno fare luce e che, sicuramente, rimarrà impresso nella cinquantenne «colpevole», secondo il titolare, di essere malata. E di non poter tornare al lavoro. A.V.
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