Il Tirreno

Precari, vite senza sicurezza

Un’insegnante davanti alla sua classe
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Un’insegnante davanti alla sua classe

Un tecnico: «Rimasto senza impiego dopo 10 anni»

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 MASSA. Ha lavorato per 9 anni come tecnico nelle scuole. E adesso, senza alcun preavviso, è rimasto senza lavoro. La storia di Silvio Rocca, 47 anni di Massa, è emblematica e rappresenta benissimo la situazione di molti lavoratori nelle scuole.  «Ho due figli - racconta Rocca - e adesso non so proprio come fare. Per fortuna mia moglie lavora».  L'ultimo contratto Rocca lo ha avuto proprio alle Barsanti poi la notizia del posto di lavoro tagliato. «Fino al 22 settembre - spiega Rocca - ho ottenuto la sostituzione di un collega infortunato. Poi sarò disoccupato».  Quando ha iniziato a lavorare nel 2001 il tecnico guadagnava 920 euro, diventati 1032 nell'ultima busta paga. Per 6 mesi potrà usufruire del sussidio di disoccupazione. Poi il nulla.  Anche chi lavora si ritrova ogni anno a dover sperare di poter continuare. E'il caso di Sabrina Vatterano, precaria dal 1996. «Io sono undicesima in graduatoria - racconta l'insegnante - ma gli ingressi ormai sono ridotti a uno all'anno. Io ho 46 anni e forse avrò un posto fisso tra 11, sembra una barzelletta ma è una situazione drammatica».  Sabrina lavora come insegnante alle primarie e parla di una situazione difficilissima. «Le classi sono sempre più affollate - spiega - e le compresenze (cioè il lavoro svolto da due insegnanti contemporaneamente ndr) sono sparite. Così è impossibile garantire un appoggio ai ragazzi in difficoltà».  Anche le insegnanti ammalate non vengono quasi più sostituite. E così i bambini vengono spostati da una classe all'altra.  Poi ci sono le notizie che fanno intuire ulteriori tagli in arrivo. «Prima - racconta - lavoravamo 24 ore, adesso ci chiedono di farne 27. Questo vuol dire che stanno pianificando nuove riduzioni degli organici. E molti colleghi si ritrovano a dover lavorare con cattedre da 5-6 ore dislocate in scuole distanti». Tutti ricordano la maestra delle elementari. Ma anche quella figura è sparita. «Per i bambini il legame affettivo è importante - va avanti Sabrina - ma adesso non c'è più continuità».  Difficile anche la situazione per gli insegnanti di sostegno e i bambini da loro assistiti. «Ormai - racconta una docente - il sostegno copre soltanto 11 ore su 40. Così un ragazzo disabile o con problemi non può imparare niente». G.D.

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