Italia
«La strage di Bergiola è stata dimenticata, ma chiediamo solo la verità»
L'amarezza di un concittadino che perse la nonna materna, quattro zie, e che vide la madre ferita
2 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Una strage dimenticata, quella di Bergiola Foscalina. È l'amara considerazione di un nostro concittadino, Lucio Gigli, che nella strage del 16 settembre 1944 perse la nonna materna Ernesta, quattro zie, mentre la madre Diva Paoli fu ferita ad una gamba per mettere in salvo il fratello. Gigli in un'amara riflessione osserva: «Proprio in questi giorni, il no della Corte internazionale di giustizia dell'Aja, al risarcimento per le vittime degli eccidi compiuti dalle SS durante l'estate del 1944, di fatto sospende tutte le sentenze che obbligano Berlino, a pagare per i crimini in Italia». A suo avviso, però, «Non è una sorpresa, dal dopoguerra in poi, tutto è stato fatto per proteggere solo ed esclusivamente gli assassini, per nascondere le verità scomode, dalle condanne risibili come nel caso di Bergiola, all'armadio della vergogna che per anni ha nascosto dietro le sue ante nomi e cognomi dei carnefici. Nulla è stato prodotto nell'interesse delle vittime e dei superstiti, se non i soliti buoni propositi che da anni sentiamo rinnovati dalle varie autorità durante le commemorazioni». E aggiunge: «"La verità" il più elementare dei risarcimenti morali, solo questo chiedono quei morti innocenti, "la verità". E scrive una serie di nomi: Paul Albers, 90 anni; Josef Baumann, 84 anni; Hubert Bichler, 88 anni; Wilhelm Ernst Kusterer, 87 anni; Max Roithmeier, 87 anni; Arnold Rosler, 88 anni; Adolf Schneider, 89 anni; Max Schneider, 84 anni; Heinz Fritz Trager, 86 anni; Walter Waage, 88 anni ed Helmut Wulf, 86 anni. «Credo che ormai neanche loro data l'età si ricordano di essere passati da queste parti. Ho esaminato più di 200 servizi Rai, sulle stragi nazifasciste, mai si accenna alla strage di Bergiola Foscalina, forse anche il servizio pubblico si è dimenticato di passare da queste parti, o forse si ritiene che il processo di Perugia, svuotato di qualsiasi significato dalle varie amnistie, abbia appagato la sete di giustizia di questo paese? Purtroppo le memorie storiche vanno man mano esaurendosi, ma sarebbe un ulteriore peso sulla coscienza consegnare ai posteri una storia senza una verità», conclude amaramente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
