Proteste
Un documentario sulle Apuane
Sara Ligutti
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Il pubblico del Garibaldi e, a destra, Tilde Corsi Ecco i progetti della produttrice Tilde Corsi
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CARRARA. Un documentario sulle Alpi Apuane raccontato attraverso un itinerario realizzato da un gruppo di artisti: è questo uno dei prossimi progetti in cantiere della produttrice cinematografica carrarese, Tilde Corsi. «E mi piacerebbe che partecipasse anche la Fondazione Cassa di Risparmio, alla produzione». È una donna energica e piena di passione e di idee quella che incontriamo al termine della conferenza di Marco Bellocchio, durante il Festival Con-vivere. Reduce dall'ultima pellicola prodotta, "20 sigarette", pluripremiata alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Tilde Corsi rivela che sta «facendo le macumbe, perché vorrei che questo nuovo film andasse bene». E si racconta, parlando del proprio rapporto con Carrara e dei progetti futuri. Qual è il suo rapporto con Carrara? «Il mio rapporto con Carrara? È un rapporto di completa schiavitù - ride, si spiega meglio - perché ogni volta che Carrara mi chiede qualcosa, anche se ormai non ci abito più da tempo, torno e la faccio. Come nel caso di Con-vivere. Mi hanno chiamata e adesso sono qui». Torna spesso? «No, non torno spesso. Diciamo che il mio rapporto con questa città, oltre che di schiavitù, è pure di odio-amore. Ne sono fuggita anni fa, ma nonostante tutto non posso fare a meno di tornare». Cosa ne pensa della scena cinematografica carrarese? «Ammetto di non conoscerla molto bene. Però conosco e apprezzo Fabrizio Cattani, che è anche un mio carissimo amico». Quali sono i suoi prossimi progetti? «"Il volto di un altro", un film di Pappi Corsicato, con Monica Rametta e scritto da Gianni Romoli, che gireremo all'inizio del prossimo anno». Romoli è la personaco con cui Tilde Corsi ha iniziato la propria carriera di produttrice cinematografica, nel 1992. Insieme hanno prodotto film come "Le fate ignoranti", "La finestra di fronte", "Saturno contro" e pure l'ultimissimo "20 sigarette", e lui è stato sceneggiatore di molti di questi. «Poi - continua - c'è "Non mi uccidere", un film horror scritto da Gianni Romoli. Come regista mi piacerebbe avere Michele Soavi, così da riproporre quel sodalizio che nel '94 aveva dato vita a "Dellamorte, Dellamore". Allora eravamo riusciti a rilanciare il genere horror in Italia e ci piacerebbe ripetere l'esperimento anche con questo nuovo progetto». E aggiunge: «"Come prima, più di prima, mi amerò" è un documentario girato da due giovani autori esordienti, insieme a Rai Cinema, ed è ambientato ad un concorso di rifatti che si tiene nella riviera romagnola. Poi c'è una video arte di Paola Gandolfi, un'artista romana. Questo lo gireremo fra un paio di mesi». Sentiamo anche Marco Bellocchio, anch'egli reduce dalla Mostra del Cinema di Venezia dove il suo "Sorelle mai" ha partecipato come fuori concorso. Bellocchio, secondo lei Carrara renderebbe bene come location per un film? «Ammetto che non la conosco bene, quindi non saprei...». Degne di nota alcune affermazioni di Bellocchio durante il suo applauditissimo incontro: «C'è una berlusconizzazione generale, indipendentemente dal governo. Non c'è più vergogna, indignazione. C'è molta indifferenza e una cappa di conformismo generale». E ancora: «Se in Italia c'è una dittatura? Direi di no, ma c'è un'autorità che fa molto sentire il proprio peso. In compenso ci sono svariati modi per sfuggire a tutto ciò: le nuove tecnologie come, ad esempio, internet».
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