Sicurezza
Dalla piazza "no" alla discriminazione
Barbara Monaco
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Zubbani e Zanetti hanno ricevuto in omaggio piantine di finocchio E anche Vladimir Luxuria fa sapere di apprezzare la sagra
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CARRARA. «Il finocchio? Io lo uso sempre come digestivo proprio per mandar giù prese di posizione come queste»: così avrebbe risposto a distanza Vladimir Luxuria, informata dell'articolo che la voleva contraria alla "Sagra del Finocchio". Vladimir Luxuria quindi, venuta ieri a conoscenza dell'evento, avrebbe dichiarato quindi, come riporta Francesca Reale di apprezzare molto l'idea. Si è aperto così "Convivere con la Diversità", dopo gli auguri di Remo Bodei, e gli interventi si sono succeduti fino al calar del sole. Con un riferimento costante: la discriminazione. Quella di ieri è stata una giornata imperniata su una riflessione di fondo: quanto ciò che viviamo quotidianamente può venir considerato rispettoso della "persona" in tutti i suoi aspetti. A lavori ultimati è bastata una rapida panoramica sui quesiti sollevati per accorgersi che, ancora oggi, e soprattutto in Italia, paragonata agli altri Paesi europei, e restando nello stesso ambito del parallelo "Con-vivere", "Europa quale futuro?", il dato su cui la maggior parte di noi fonda la propria comprensione del circostante, è quello del pregiudizio. Pregiudizio inteso nel suo significato etimologico, del giudicare senza conoscere. Proprio su questo dichiaratamente o meno, si sono basati molti degli interventi; da quello della dottoressa Vincenti, immunologa al reparto infettivi di Massa che, parlando di Hiv, ha parlato di tutte le difficoltà che ancora un simile malato è costretto a superare, dalla donazione di un organo ancora concessagli faticosamente, alla convinzione che un omosessuale rappresenti il sieropositivo per eccellenza, e poi scoprire che l'Aids è oggi più diffuso tra gli eterosessuali. Poi l'ignoranza diffusa circa il mondo Lgbt e la mancanza di una legislazione che stigmatizzi l'aggressione proprio in quanto omofobica, con l'appello dell'associazione Agedo, formata da genitori, parenti e amici di omosessuali e trans, perché si tratti di queste problematiche nelle scuole, anche con la campagna contro il bullismo omofonico. L'arretratezza del nostro Paese rispetto a tematiche importanti come queste infine, causata in buona parte da un'interpretazione ristretta della religione cattolica, visione questa ancora portata per buona parte avanti dal Vaticano e ben diversa dalla "franchezza evangelica" predicata da Letizia Tommasoni, pastora della Chiesa Metodista di Carrara, che definisce l'amore, etero od omo poco importa, come un dono di Dio: «Una bella esperienza quella vissuta nel nostro sinodo, durante il quale abbiamo deciso di benedire l'unione di alcune coppie», afferma. E ancora la necessità di raffrontarsi con Dio l'ha sentita Pasquale Quaranta, col libro "Omosessualità e Vangelo", scritto a quattro mani con Don Franco Barbaro, una raccolta di lettere che descrivono il dolore e lo smarrimento di chi, cattolico, si scopre gay. Ad una di queste, a colui che, temendo d'essersi allontanato da Dio, si definiva un "pezzo sbagliato", don Barbaro risponde: "Dio non fa pezzi difettati e dunque neppure tu lo sei".
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