Sicurezza
Lo strappo. Il sindaco lancia un messaggio chiaro: la comunità non deve più subire ma condividere
Ma i big dell'industria non si fanno vedere
Alessandra Vivoli
Evocati come sponsor gli imprenditori della città disertano il festival della città
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CARRARA. Loro, gli industriali del marmo, non c'erano. Il presidente della Fondazione aveva lamentato la mancanza di sponsor locali (solo un imprenditore, Sandro Donati, ha dato un contributo al festival). E gli industriali non si sono fatti vedere. Si è visto solo, a dibattito già avviato, il direttore di Assindustria Andrea Balestri. Per il resto quelli che sono stati protagonisti nelle ultime giornate campali del botta e risposta con l'amministrazione comunale sul rinnovo delle concessioni, le tariffe e le tasse, non erano in una platea - quella dell'inaugurazione di Convivere - affollata in buona parte da politici e istituzioni. Ma la «guerra del marmo» non è rimasta troppo lontana dai cancelli del festival. E il discorso del padrone di casa, il sindaco Zubbani, è sembrato, fra le righe, un messaggio eloquente indirizzato proprio a loro. I signori del marmo. Zubbani: questa stagione difficile non deve spaventarci. Nessun accenno diretto. Ma tanti richiami, nemmeno troppo nascosti, al periodo di grandi battaglie che sta vivendo la città. «In questo momento - ha esordito il sindaco - il festival Convivere sembrerebbe lontano da una stagione difficile, con tutta una serie di problemi ancora da risolvere. Ma invece il confronto sulle idee è importante proprio adesso. Non dobbiamo essere spaventati dal confronto con il mondo che fa e realizza, ma bisogna soltanto attrezzarci, per avere gli strumenti con cui dialogare e non navigare a vista. Ed è quello che stiamo facendo». «Spetta a ognuno di noi fermarsi a riflettere - ha proseguito Zubbani - se vogliamo riconoscerci carrarini oggi e italiani d'Europa». «Senza il pensiero le nostre pietre sarebbero solo dei sassi». È un Zubbani particolarmente ispirato quello che apre la tavola rotonda di Convivere. «Mi appassiona sentire nell'aria la voglia di esserci - ha continuato Zubbani - La nostra è una città che lavora ma anche unica città che pensa, che sa ancora riflettere come le nostre tradizioni ci impongono. Siamo qui perché il pensiero serve, anche per i nostri materiali, le nostre pietre, che altrimenti sarebbero rimaste dei sassi e non avrebbero portato il nome di Carrara in tutto il mondo». «La città deve condividere, non subire». L'orgoglio dei carraresi. E la voglia di condividere, e non di subire. Non c'è che dire, Zubbani lancia dei messaggi precisi. Che, nel contesto di Convivere assumono più un'allure filosofica che non quella, dei giorni passati, del teso botta e risposta con gli industriali del marmo. Ma il senso, profondo, delle parole del sindaco, è importante. «Per qualche giorno - ha concluso il sindaco - ci lasceremo contaminare dall'energia di Convivere. Sforzando di fra crescere la nostra consapevolezza, facendoci portatori di responsbailti: con l'obiettivo di condividere e non di subire. Perché la città deve far riemergere la sua anima». La stoccata a Enrico Rossi. Perfetto padrone di casa Zubbani ha ringraziato l'assessore regionale alla cultura, Cristian Scaletti, per la sua presenza all'inaugurazione di Convivere. Ma non è mancata una stoccata al presidente del Granducato, Enrico Rossi. «Siamo contenti di avere l'assessore Scaletti in questa stagione di grandi eventi, dalla Biennale e Convivere - ha detto il sindaco - Ma speriamo qualche volta di avere assieme a lei anche il presidente Enrico Rossi». E per Pincione bilancio di fine legislatura. Il festival Convivere compie cinque anni. Una data che, per il presidente della Fondazione Crc Alberto Pincione, impone un bilancio. «Siamo arrivati alla fine di una prima legislatura - ha detto Pincione - E il pubblico presente ci induce a pensare di avere colto nel segno. Carrara ha voglia di pensare». A motivare la scelta tematica il direttore scientifico della kermesse, il professor Remo Bodei. «Guardiamo al futuro dell'Europa - spiega - con l'ottimismo della volontà e il quasi pessimismo dell'intelligenza. Speriamo che l'Europa ce la faccia».
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