Il dolore
«I soldi delle scale mobili per il teatro»
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Le impalcature allinterno del teatro Guglielmi chiuso per rischio di cedimenti strutturali Caruso e Frediani: meno opere inutili, pensiamo al Guglielmi
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MASSA. Ancora polemiche e richieste di chiarezza sulla chiusura del teatro Guglielmi. Stefano Caruso, consigliere comunale del Pdl, secondo il quale è «alquanto ridicolo» convocare una conferenza stampa per annunciare alla città che il teatro Guglielmi «chiuderà per "colpa del tempo"». Non è accettabile, attacca «che chi spadroneggia in questa città da anni, e quindi dispone di tutti gli strumenti per monitorare ogni struttura, non si sia reso conto, già durante un'opera di restauro di per sé faraonica, delle condizioni delle strutture in legno del teatro. Soprattutto, non è accettabile la scusa addottata dai tecnici, laddove si dice che le travi, trattate al tempo con vernice ignifuga, non erano state verificate se a rischio o meno: ma cosa vuol dire, che si è provveduto solo a dare un'imbiancata superficiale senza approfondire lo stato delle cose, mettendo anche a rischio gli spettatori che fino a pochi giorni fa hanno continuato a frequentare il teatro?» Non si capisce, incalza ancora, «come si possa continuare a dire che i soldi mancano, mentre si trovano risorse per stampare migliaia di depliants pubblicizzanti le cento notti d'estate che poi vengono capillarmente distribuiti a mezzo di un mensile locale e, pertanto con ulteriore aggravio di spesa; oppure si creano strade e musei della memoria recuperando fondi dimenticati in un cassetto, che potrebbero essere destinati al recupero del teatro, dove tutti hanno interesse e possibilità di partecipare, che non certo sulla via Vandelli». Interviene anche Franco Frediani, studioso di storia locale che in una lettera al sindaco scrive a proposito della chiusura del Teatro Guglielmi: «Come si è potuto arrivare a tanto? Di chi la colpa? E quando il teatro riaprirà i battenti? Il danno è gravissimo sia per la cultura che per le casse comunali. Si dice che manchino i fondi necessari per il suo recupero in tempi brevi. Mi permetto dunque darle un suggerimento: perché non rinunciare a quelle spese destinate ad alcune opere quali il Museo della memoria, la Filanda del Forno e le scale mobili? Si dirà che sono spese già messe a bilancio. Eppure, all'inizio del suo mandato, alcune spese già inserite a bilancio dalla precedente amministrazione, sono state depennate, (un esempio: la strada di collegamento tra via Rinchiostra e via Dell'Acqua). Ecco, ci pensi un attimo, rinunciare a tali opere in favore del Teatro le gioverebbe in popolarità e le farebbe recuperare parte della sfiducia maturata in questi anni di amministrazione. Non sono tra quelli che alla sua elezione hanno brindato, ma potrei farlo se lei fosse capace di un simile gesto».
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