Italia
Cacciari, l'ospite più atteso
Sara Ligutti
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Il pubblico e, a destra Cacciari con don Raffaello «Le cave? Ogni sindaco ha i suoi problemi»
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CARRARA. «La guerra dell'amministrazione di Carrara con gli industriali del marmo per le cave? Non ne sono nulla e quindi non posso parlare. Ogni sindaco ha i suoi problemi». Parola di Massimo Cacciari, ex primo cittadino di Venezia. Che arriva in piazza Gramsci come, sicuramente, l'ospite più atteso della prima giornata di Convivere. Prima di salire sul palco c'è tempo per una stretta di mano, fuori programma, con il parroco del Duomo, don Raffaello Piagentini. «Ma qui non siamo mica a parlare di diavolo e acqua santa - scherza don Raffaello - gli ho detto che è una brava persona e che ragiona bene. Mi piacerebbe stare ad ascoltarlo, ma devo proprio andare a dire Messa». Per Massimo Cacciari arriva poi il momento di salire sul palco. E affrontare il tema del suo intervento: «L'idea di Europa». È un pubblico numeroso e attento quello che ha accolto ieri, nel cortile dell'Istituto Figlie di Gesù, l'attesissimo ospite della prima giornata di Con-vivere. Se è possibile è una platea ancora più affollata rispetto all'inizio del dibattito. Cacciari parte subito alto. Ricollegandosi alla conferenza che lo ha preceduto - quella che ha visto partecipi l'amico Enrico Letta e Lucio Caracciolo - Cacciari ha spiegato il proprio concetto d'Europa, partendo dalle sue origini. «Perché l'Europa - ha esordito - è sempre presentata come una declinazione al futuro», anche nell'incontro appena terminato. «Si parla sempre di cosa dovrebbe essere l'Europa, di cosa sarà. Ma mai al passato. Eppure il connubio fra filosofia e scienza è la dimensione inscindibile tipica dell'Europa. Questa continua ansia, questo interrogarsi. L'incredulità immanente all'atto di fede. La fede «negligente», infatti, è quella che obbedisce e crede». Un discorso che vola alto quello di Cacciari e che lascia, a tratti il pubblico spiazzato. «L'atteggiamento tipicamente europeo nei confronti dello straniero, del diverso, dell'altro, di ciò che non si conosce, dovrebbe essere di meraviglia e di apertura - continua - Una condizione fondamentale per vivere l'Europa e il concetto d'Europa in maniera non egemonica, senza che questa sia il "leone affamato" di cui parlava Hegel». «Questo, però - continua Cacciari - non significa dimenticare le proprie radici europee, ma aprirsi anche alle altre radici, alle altre culture. Perché le idee fondamentali includono in maniera immanente anche queste nuove declinazioni». Un intervento «tecnico», quello di Cacciari che ha sicuramente lasciato spazio alla riflessione.
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