Finanza
«Basta con le elemosine, paghino e basta»
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Uno scorcio delle cave Sinistra Critica: ma quale concertazione, si acceleri sul rinnovo delle concessioni delle cave
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CARRARA. «Sarebbe veramente eccezionale se, mentre in tutta Italia si discute solo di Fini e Berlusconi e mentre Marchionne è per tutti indiscutibile, tranne che per la Fiom, a Carrara, invece, il centro sinistra si destasse dopo un colpevole dormiveglia di oltre dieci anni. Tanti ne sono passati dal momento in cui erano stati messi a disposizione tutti gli strumenti necessari per rinnovare le concessioni marmifere». A scriverlo, in un articolato documento, è Sinistra Critica di Massa-Carrara, l'organizzazione nata a seguito dell'espulsione di Franco Turigliatto per il voto contrario sulla guerra ai tempi del Governo Prodi, a cui appartengono tra gli altri, militanti di sinistra come Ildo Fusani, assessore al Marmo nella giunta Fazzi Contigli che ottenne il risultato storico dell'approvazione del regolamento degli agri marmiferi, e Matteo Bartolini e Daniele Orsini, firmatari della presentazione del ricorso per il riconoscimento delle cave di Carrara come demanio civico e quindi bene collettivo. Sostiene, fra l'altro, Sinistra Critica: «Il problema sta proprio nel fatto che "lorsignori" non vogliono firmare alcun atto di concessione, perché ciò equivarrebbe alla rinuncia esplicita a qualsiasi pretesa proprietaria sulle cave di marmo; pretesa cui i "baronetti" prima e gli "imprenditori" poi non hanno mai rinunciato (l'ultimo tentativo di scippo ai danni della collettività e del Comune risale a quindici anni fa, col primo governo Berlusconi). Allora rilasciamogliele subito le concessioni, anche perché per essere revocate devono prima essere rilasciate e finiamola di lasciare inapplicato il regolamento degli agri marmiferi». E aggiunge, Sinistra Critica: «Fissiamo così dei canoni, che, in base al valore dei giacimenti, potrebbero garantire entrate triple al Comune; finiamola di concertare (meglio sarebbe dire elemosinare) e trattiamo costoro come qualsiasi cittadino o qualsiasi impresa, che non possono concertare le tasse, l'Ici o l'Irpef e neppure il canone fissato dall'Erp. Accogliamo il suggerimento di Legambiente che propone di fissare un periodo più breve per la durata delle concessioni e, alla scadenza, procediamo al nuovo affidamento tramite gara pubblica, come si fa in ogni Paese, più o meno civile». «La mediazione su questi aspetti, voluta insistentemente dal Consiglio Comunale nel 1995, è stata vanificata dall'arroganza di questi signori, come viene dimostrato dal fatto che il sindaco deve chiedere ciò che, invece, alla città è dovuto. E, infine, affrontiamo la vera questione, quella dello sperpero della risorsa marmifera, che non porta più il vero valore aggiunto, dato solo dalla lavorazione del marmo, perché l'escavazione ed il commercio riempiono le tasche solo di pochi. Ritiri l'Amministrazione comunale la sua assurda costituzione in giudizio contro il riconoscimento delle cave come demanio civico, aprendo la strada alla possibilità di fissare l'obbligo, per i concessionari, di lavorare o far lavorare il marmo nella nostra città e nel comprensorio. Se si vuol fare sul serio, facendo seguire alle parole i fatti, c'è materia per lavorare, se invece si stanno cercando solo due soldi (magari barattandoli con ulteriori cedimenti a lorsignori) per far fronte a problemi, pur sacrosanti, di bilancio comunale, il Comune di Carrara avrà perso ancora una occasione. Intanto la crisi, almeno per lavoratori, disoccupati e cittadini, va avanti e i nodi verranno senz'altro al pettine», conclude Sinistra Critica il suo documento.
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