Il Tirreno

Zubbani: le tariffe vanno riviste

Cinzia Carpita
Il sindaco Angelo Zubbani
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Il sindaco Angelo Zubbani

«Accordo o arbitrato, cappi al collo non ne vogliamo»

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 CARRARA. «Nessuna fascia di tipologie del marmo sarà esclusa dalla verifica tariffaria. Pensiamo a una "seconda fascia" bis, e restiamo fermi sull'aumento proposto per quella più pregiata. A fine mese intendo riconvocare il tavolo del marmo, senza alcuna ritorsione da parte nostra: vogliamo semplicemente capire le intenzioni degli industriali, ma senza farci portare per le lunghe. Visto il clima e le loro dichiarazioni non sono per nulla ottimista che si possa fare un percorso concertato, ma ci proverò».  Il sindaco Zubbani non si sposta dalla posizione assunta: fare in modo che il settore lapideo delle cave dia di più, in termini economici, alla collettività.  E nonostante che Assindustria abbia sostenuto che il settore versa già abbastanza nelle casse comunali, il sindaco non ne è per nulla convinto: «Il valore medio del marmo, finora calcolato per il canone, è inadeguato. L'attuale tariffa sul marmo pregiato di terza fascia non può restare come ora. Eppure sulla nostra richiesta di alzare la tariffa del "pregiato", gli industriali si sono ribellati, e anche sulla seconda fascia mandano segnali negativi. Se non si trova un accordo, il regolamento prevede l'arbitrato».  E all'orizzonte c'è la revisione del regolamento degli agri marmiferi.  Insomma, Zubbani si prepara a un autunno "caldo" sul fronte del marmo: «Il regolamento degli agri marmigeri tutela il Comune o no? Io dico che occorrono più certezze all'ente locale per un giusto indennizzo alla collettività, vista anche la sentenza della Cassazione, per cui non abbiamo più cappi al collo. Diverso sarebbe stato il discorso se nel settore lapideo locale ci fossero stati investimenti, lavorazione in loco, richiesta di nuove aree, più occupazione. C'è stato invece un impoverimento: allora, alla collettività deve almeno rimanere qualcosa».  Zubbani specifica inoltre che la richiesta di un maggiore gettito dal marmo, non deriva dalla necessità di controbilanciare le minori entrate dovute ai tagli dei trasferimenti statali. Cioè respinge l'immagine che Assindustria ha voluto dare della situazione dicendo che le cave (e gli imprenditori che le sfruttano) «non sono vacche da mungere». A proposito dei ricorsi e della tassa marmi bocciata dalla comunità europea, Assindustria ha detto che gli imprenditori hanno rinunciato a chiedere al Comune la restituzione di 40 milioni. Zubbani risponde: «La cosa è stata definita nel 2004. C'è stata una compensazione con l'accordo sui ricorsi. Cioè sette anni di responsabilità sociale con le tariffe comunali sottosoglia».

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