Il Tirreno

«Marmo, il Comune chieda 25 milioni»

Le cave di Carrara e sotto Bernardo Pezzica
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Le cave di Carrara e sotto Bernardo Pezzica

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CARRARA. La federazione della sinistra contro gli industriali del marmo: «Devono pagare di più al Comune», «Il loro urlo di dolore non ci convince». Un fronte compatto, che tira anche le orecchie alla parte della maggioranza locale (leggi Pd e Pri) che per ora tace, dopo gli interventi del sindaco Zubbani e dei socialisti. Ieri per la sinistra erano schierati Ernesto Ligutti, Piero Marchini, Massimo Menconi Nicola Marchetti, Bernardo Pezzica: uno zocccolo duro (fra Prc e Pdci) per gli imprenditori delle cave.

E' quasi certo che l'amministrazione andrà alla revisione del regolamento degli agri marmiferi, e che dal prossimo anno, concertazione o meno, la tariffazione del marmo potrebbe essere rivoluzionata. Come? «Sulla base del valore effettivo di mercato del marmo», dicono i rappresentanti della federazione della sinistra. Ma, rispetto agli attuali 15 milioni di euro, quanto dovrebbero pagare in più gli industriali al Comune? Nessuno si è voluto sbilanciare, tranne Bernardo Pezzica (che anni fa ha fondato il sindacato locale delle piccole e medie imprese del lapideo): «15 milioni sono pochissimi. Il Comune dovrebbe incassarne almeno 25-30».  «Prima del regolamento - dice Marchetti - occorre chiarire: se il tavolo di concertazione ha un futuro o no. La posizione del distretto rispetto al problema; e come valorizzare la filiera. Gli imprenditori dicono che non hanno risorse, ma secondo noi ce le hanno». E Ligutti: «L'urlo di dolore di lorsignori non ci convince. Ci risulta che estrazione ed esportazioni siano in aumento e che sostanzialmente il trend alle cave sia positivo. Ma non c'è ricaduta sul territorio, sebbene le cave siano un bene della collettività. Occorre trasformare il marmo in loco, dare occupazione. Sosteniamo Zubbani in questa battaglia e chiediamo alle altre forze politiche di maggioranza di battere un colpo: notiamo la loro assenza».  Marchini annuisce. E poi se la prende con «lo strapotere del padronato». «Gli industriali chiedono dove vengono investiti i soldi che versano al Comune: tanto per cominciare nello spazzamento delle strade cosparse di carbonato di calcio», cioè la polvere di marmo. Menconi replica all'industriale Andrea Franzoni: «Non accettiamo lezioni di morale. Condivido la risposta data dai socialisti». Il capogruppo di Rc, lancia altre frecciate: «Mi aspetto che i "compagni" delle cooperative del marmo capiscano le esigenze della città». E aggiunge: «Il regolamento degli agri va riscritto, però il tavolo di concertazione fra Comune e imprenditori (su cui Rifondazione aveva avuto dubbi, ma lo aveva accettato) sembra stia fallendo».  

Più forza al canone di concessione delle cave.
La proposta della federazione della sinistra: dare forza al canone di concessione, come unico punto di riferimento per le casse comunali, calcolandolo in base al valore di mercato del marmo. In sostanza, ottenere più soldi dal settore lapideo e la richiesta viene così spiegata da Massimo Menconi: «Negli ultimi anni - dati della dogana - dal 2002 al 2009 sono stati esportati dalle cave di Carrara oltre 5 milioni fra blocchi (la maggioranza) e lastre, per più di 750 milioni di euro. Il Comune ha incassato dal canone del marmo 50 milioni».  Il consigleire Nicola Marchetti insiste: «Gli attuali 15 milioni sono sottostimati rispetto a ciò che si potrebbe chiedere».  E nel mirino c'è anche la via dei marmi: «Non vogliamo più tasse ai cittadini per una strada che servirà al settore lapideo». Pezzica sostiene che le quote da far pagare agli industriali dovrebbero essere incrementate soprattutto sui marmi pregiati, ma con un aumento comunque spalmato dagli informi ai blocchi.  Infine, anche un occhio all'ambiente: «L'escavazione va contingentata con programmi precisi».

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