Sicurezza
Giovane sarzanese suicida in carcere a 22 anni
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Il carcere della Spezia dove era detenuto il giovane di 22 anni che si è suicidato Era stato arrestato con l'accusa di aver costretto una coetanea a vivere da clochard
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SARZANA. Si è spento in un letto di ospedale dopo essersi impiccato con le lenzuola in carcere a 22 anni. E' morto così Ivan Maggi il giovane di Sarzana che aveva tentato il suicidio domenica nel carcere di La Spezia. I familiari del giovane suicida hanno autorizzato l'espianto degli organi. Maggi era finito in carcere con diversi capi di accusa, tra i quali il plagio: ad accusarlo la madre di una ragazza che il giovane avrebbe convinto a vivere una vita da "clochard". La morte di Maggi ha fatto salire a 44 il numero dei suicidi in carcere dall'inizio del 2010. In giornata la triste conta è poi arrivata a 45: un detenuto transessuale si è infatti suicidato con il gas nel carcere napoletano di Poggioreale. Le condizioni di Ivan Maggi erano apparse subito gravissime ai soccorritori a causa dei danni cerebrali provocati dall'anossia: ricoverato in coma al centro di Rianimazione dell'ospedale Sant'Andrea, non ha mai ripreso conoscenza. Il giovane aveva spiegato alla famiglia che, in caso di morte, avrebbe voluto donare i suoi organi. E i familiari, che sono sempre stati al suo capezzale, hanno subito acconsentito all'espianto. «Ivan - ricorda l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere - era detenuto dallo scorso 18 giugno con l'accusa di avere plagiato la fidanzata, una coetanea conosciuta due anni fa, costringendola a condividere con lui un'esistenza cdi stenti e furtarelli. La ragazza ha subito anche dei ricoveri coatti per lo stress psicofisico, finche i suoi genitori si sono rivolti ai carabinieri denunciando Maggi. In carcere il suo stato psichico era diventato sempre più precario. Non aveva mai risposto alle domande del giudice che lo aveva rinviato a giudizio». Il processo era fissato per il 4 ottobre prossimo. Forse l'avvicinarsi della data dell'udienza lo aveva profondamente scosso. Il suo avvocato di fiducia, Federico Lera, ha sempre sostenuto l'innocenza del suo assistito. E stava preparando le strategie difensive da opporre nell'aula del tribunale. Dei 45 detenuti suicidi nel 2010, «37 si sono impiccati, 6 si sono asfissiati col gas, uno si è avvelenato con dei farmaci e uno si è sgozzato: il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause da accertare arriva a 122 (negli ultimi 10 anni i 'morti di carcere' sono stati 1.681, di cui 601 per suicidio)». La drammatica contabilità, secondo l'Osservatorio, comprende altri due suicidi di «persone detenute, seppur non ristrette in carcere»: Tomas Goller, semilibero di 43 anni (che si è ucciso impiccandosi ad un albero in un bosco in provincia di Bolzano) e Yassine Aftani, un tunisino di 22 anni che si è impiccato a nella camera di sicurezza della questura di Agrigento dopo aver appreso che sarebbe stato rimpatriato. La storia di Maggi è un dramma nel dramma. A farlo arrestare era stata una donna spezzina di 52 anni che lo ha accusato di aver spinto la figlia di 22 anni a condividere una vita dissoluta, in condizioni disumane e addirittura a commettere atti illegali. Il giovane si sarebbe anche impadronito del conto in banca della ragazza.
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