Italia
Una famiglia e due genitori cassintegrati
Margherita Mazzarella
La storia di Sabrina e Gianni: credevamo di essere fortunati ad avere il posto fisso...
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Uniti nella buona e nella cattiva sorte. Gianni Rustighi e Sabrina Tognini, all'interno dell'azienda si sono conosciuti e hanno cominciato un percorso di vita insieme. Ma l'ambito lavorativo non ha portato più di tanta fortuna ai due giovani, tra l'altro genitori di due figli, Nicole e Mattia. Entrambi cassintegrati e dunque di fatto disoccupati, Gianni e Sabrina stanno pensando ad un progetto futuro, visto che all'orizzonte intravedono soltanto nebbia: «Ci siamo conosciuti ed innamorati alla Eaton - racconta Gianni - dove io lavoravo dal 1991 e dove Sabrina è arrivata nel 1997; eravamo impiegati nello stesso reparto, è stato un colpo di fulmine. Nel 2003 ci siamo sposati e poi abbiamo avuto due bambini, certi di poter contare su due posti di lavoro e due stipendi sicuri. Sembrava tutto perfetto, anzi, era tutto perfetto, finché Eaton non ci ha messo lo zampino». Come altre decine, centinaia di ex colleghi, i coniugi Rustighi sono in attesa di sapere qualcosa sul destino dell'azienda, che a dicembre, come previsto, dirà "stop" anche alla cassa integrazione. Ma per loro, forse, la situazione è ancor peggiore, dato che in famiglia sono venuti a mancare non uno, ma due stipendi, in un colpo solo: «Siamo fortunati perché non abbiamo né un affitto né un mutuo da pagare, la casa era dei nonni - racconta Sabrina - ma non è facile andare avanti con un figlio piccolo ed una figlia adolescente, che stiamo fin d'ora educando a contenere le spese, visto che sappiamo che a breve non avremo neanche più la garanzia della cassa integrazione, senza contare poi che pur appartenendo ad una categoria protetta, io come donna lavoratrice non posso fare nulla, dato che percependo la cassa integrazione non ho diritto alla disoccupazione». E Sabrina non ha intenzione di lavorare al nero: «Non è proprio il caso di rischiare, rubando tra l'altro il lavoro a chi magari sta peggio di noi». Qualche timido progetto, nel futuro di Gianni e Sabrina, c'è: «Speriamo che le istituzioni trovino un modo per aiutarci - Gianni non si abbatte - in caso contrario dovremo attivarci per aprire un'attività per conto nostro, che so, una pizzeria, ricominciare tutto da capo, e, di nuovo, con la poco incoraggiante situazione del lavoro nella nostra zona, sperare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
