Il Tirreno

Salta la prova addestramento cani, è guerra

Cinzia Carpita
Scontro aperto tra proprietari di terreni cacciatori e addestratori di cani
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Scontro aperto tra proprietari di terreni cacciatori e addestratori di cani

Mulazzo, la raccolta di firme nega l'accesso nei terreni e penalizza l'Enci

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 MULAZZO. Cacciatori sul piede di guerra: è saltata la prova nazionale di caccia, di due giorni (4 e 5 settembre) nella Zona di ripopolamento e cattura del fiume Magra.  Le aree di Mulazzo-Groppoli sono state negate dai proprietari dei terreni, e la Provincia ne ha preso atto non consentendo lo svolgimento della manifestazione (spari a salve, selvaggina naturale che viene solo stanata dai cani ma non uccisa o asportata).  Un braccio di ferro tra "doppiette" e abitanti della Lunigiana. Il presidente del gruppo cinofilo provinciale affiliato all'Enci, Giuseppe Fabbricotti, è amareggiato: «Quella di Mulazzo-Filattiera-Logarghena è l'unica zona della provincia dove si potevano effettuare le simulazioni di caccia su selvaggina naturale. Mulazzo è l'area più significativa e senza quella, la restante è troppo piccola per tutti i cani che vengono impiegati».  Cosa è accaduto? Un j'accuse della categoria: «C'è chi non comprende l'importanza della zona: sono singoli cacciatori che vanno ad addestrare là i loro cani nonostante il divieto perché è area di ripopolamento e cattura. Ma non è colpa del Gruppo cinofilo. I proprietari dei terreni protestano e hanno raccolto firme contro la prova che avevamo previsto per il 4 e 5 settembre: hanno inviato le firme alla Provincia e credo anche all'Ambito territoriale di caccia».  Una situazione di difficile convivenza fra cacciatori e proprietari dei terreni, andata avanti finora, dice Fabbricotti, «fra contrasti e ricuciture».  Fino al "no" degli abitanti di Mulazzo che hanno sbarrato la strada alla manifestazione: «È la prima volta che viene annullata per mancanza dei terreni. Ma il Gruppo cinofilo non ha competenze per svolgere opera di vigilanza su chi porta i cani là per addestrarli disattendendo il divieto. I controlli li dovrebbe fare la Provincia. Ora siamo gli unici in Toscana, per cavilli burocratici e lamentele, a non poter effettuare in loco la prova di caccia su selvaggina naturale: prima ne facevamo due l'anno, poi siamo scesi a una sola per tutelare l'agricoltura. Adesso siamo a zero. Non abbiamo aree alternative, e non penso che valga la pena di tentare altri accordi con i proprietari dei terreni. Per la prossima prova primaverile forse dovremo spostarci su Lajatico (nel Pisano) dove facciamo già quella estiva».  Qualcuno dice che l'unico escamotage, su Mulazzo, è che la Provincia decida (a prescindere dai proprietari delle aree) un censimento della selvaggina, utilizando la prova di caccia per verificare quanta ce n'è. Ma è una labile speranza del Gruppo cinofilo.  «Tutti gli anni - afferma Fabbricotti - ci mettono i bastoni fra le ruote: porterò la questione nel nostro consiglio».  Alla prova che questa volta è "saltata", di solito partecipa una novantina di cani anche da fuori provincia, essendo a carattere nazionale. I soci della sezione provinciale sono 685 più 105 non soci. Un pezzo di mondo venatorio che chiede spazi nel territorio per le proprie gare con spari a salve, e da sempre alle prese con quello degli ambientalisti e degli anti-caccia, e ora anche coi proprietari dei terreni lunigianesi, che hanno detto alle doppiette: "di qui non si passa".

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