Proteste
«Ora basta con i privilegi»
I socialisti con il sindaco: Assindustria fuori dal tempo
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L'immagine delle "vacche da mungere", utilizzata da Assindustria per sintetizzare la situazione della tassazione del lapideo, non convince i socialisti (e non solo loro). Molte le prese di posizione già arrivate per stigmatizzare l'uscita pubblica degli imprenditori, da Legambiente a Giovanni Pedrazzi a Giorgio Lindi, e altre ne sono annunciate. In particolare i socialisti sostengono il sindaco e condannano «chi non vuol pagare le tasse».
Quindi, la segreteria comunale del Psi «condivide totalmente le posizioni espresse dal sindaco Angelo Zubbani, in merito alla necessità di rivedere profondamente il rapporto fra le imprese che operano alle cave e il Comune, che rappresenta i cittadini, veri ed unici proprietari di un patrimonio collettivo come quello del marmo». E aggiungono: «Stupisce e sconcerta l'intera popolazione, non solo i Socialisti, la posizione assunta da quegli imprenditori rappresentati da Assindustria i quali, in una visione distorta e anacronistica del rapporto con la città, si considerano al di fuori di una normale logica di contrattazione che non può prescindere dal rispetto degli impegni assunti e dalla necessità di una vera ricaduta di ricchezza sul territorio e non solo di garanzia profitti per un ristretto numero di fortunati. Anche nelle più recenti esternazioni, l'ultima delle quali a firma dell'amatissimo filantropo Andrea Franzoni, non è riuscita a distaccarsi da una cultura settecentesca, che giustifica posizioni di privilegio, affermando che il gettito complessivo dell'estrazione è persino eccessivo per i bisogni di un comune di 65.000 "anime" dimenticando che le tasse non si pagano in relazione al numero degli abitanti ma in ottemperanza a leggi e canoni come nel caso del marmo. Affermazioni ancora più gravi - aggiunge il Psi - se si tiene conto che, ogni anno, scendono dal monte oltre quattro milioni di tonnellate di materiali, di cui uno di blocchi, con sempre minori ricadute sull'occupazione e sul già debole comparto di trasformazione locale, obbligato ad acquistare blocchi in condizioni di assoluta debolezza.
Pur in presenza di contestazioni al pagamento del dovuto l'Amministrazione deve provvedere a realizzare e mantenere le infrastrutture e la viabilità necessarie a sostenere un apparato estrattivo, a fornire servizi di supporto e, non ultimo, ad affrontare, in solitario, il tema delle polveri nel centro cittadino. È un'anomalia inaccettabile che premia soprattutto chi ha scarso senso di responsabilità sociale e nessuna riconoscenza verso la città». Ricorda il Psi: «Oggi Carrara è impegnata in uno sforzo enorme per terminare la Strada dei marmi nei tempi previsti e deve disporre, con certezza, delle risorse che le spettano sulla base di tariffe calcolate sul valore medio di mercato dei marmi che, è bene ricordarlo, è ancora fissato a 135 euro a tonnellata per lo statuario e a 78 euro per il miglior "bianco"; chiunque, e non solo i socialisti, è in grado di giudicare se questi sono i prezzi correnti sul libero mercato». Si ricorda che «Dopo l'iniziale disponibilità di Assindustria a partecipare ad un confronto responsabile ed alla costituzione del tavolo permanente del marmo, si è assistito ad un progressivo disimpegno dagli accordi del 2008, fino alla creazione di un fuoco di sbarramento mirato a bloccare quel confronto che dovrebbe portare ad una naturale revisione delle tariffe per assicurare le risorse necessarie a fare fronte agli impegni che il Comune ha assunto».
Quindi i socialisti «ribadendo la necessità di un cambio di atteggiamento da parte degli imprenditori chiamati a dare una prova di attenzione e di responsabilità collettiva, invitano il sindaco e l'amministrazione a mantenere la linea di fermezza necessaria per esigere quanto dovuto tenendo conto che il 2011 è l'anno in cui scadono gli accordi sottoscritti dalle aziende nel 2004. In considerazione del fatto che oggi si registra un atteggiamento di totale indisponibilità, e visto il clima che si sta creando, i socialisti sono disponibili ad aprire un confronto con tutte le forze politiche per una revisione del Regolamento degli agri marmiferi che possa dare più certezze al Comune e ai cittadini e per riaffermare un diritto sacrosanto della collettività nei confronti di quanti rivendicano la libertà imprenditoriale per vendere il grezzo senza trasformarlo mentre, non si capisce in base a quale diritto pretendono di pagare "solo se e quanto" ritengono opportuno».
Quindi, la segreteria comunale del Psi «condivide totalmente le posizioni espresse dal sindaco Angelo Zubbani, in merito alla necessità di rivedere profondamente il rapporto fra le imprese che operano alle cave e il Comune, che rappresenta i cittadini, veri ed unici proprietari di un patrimonio collettivo come quello del marmo». E aggiungono: «Stupisce e sconcerta l'intera popolazione, non solo i Socialisti, la posizione assunta da quegli imprenditori rappresentati da Assindustria i quali, in una visione distorta e anacronistica del rapporto con la città, si considerano al di fuori di una normale logica di contrattazione che non può prescindere dal rispetto degli impegni assunti e dalla necessità di una vera ricaduta di ricchezza sul territorio e non solo di garanzia profitti per un ristretto numero di fortunati. Anche nelle più recenti esternazioni, l'ultima delle quali a firma dell'amatissimo filantropo Andrea Franzoni, non è riuscita a distaccarsi da una cultura settecentesca, che giustifica posizioni di privilegio, affermando che il gettito complessivo dell'estrazione è persino eccessivo per i bisogni di un comune di 65.000 "anime" dimenticando che le tasse non si pagano in relazione al numero degli abitanti ma in ottemperanza a leggi e canoni come nel caso del marmo. Affermazioni ancora più gravi - aggiunge il Psi - se si tiene conto che, ogni anno, scendono dal monte oltre quattro milioni di tonnellate di materiali, di cui uno di blocchi, con sempre minori ricadute sull'occupazione e sul già debole comparto di trasformazione locale, obbligato ad acquistare blocchi in condizioni di assoluta debolezza.
Pur in presenza di contestazioni al pagamento del dovuto l'Amministrazione deve provvedere a realizzare e mantenere le infrastrutture e la viabilità necessarie a sostenere un apparato estrattivo, a fornire servizi di supporto e, non ultimo, ad affrontare, in solitario, il tema delle polveri nel centro cittadino. È un'anomalia inaccettabile che premia soprattutto chi ha scarso senso di responsabilità sociale e nessuna riconoscenza verso la città». Ricorda il Psi: «Oggi Carrara è impegnata in uno sforzo enorme per terminare la Strada dei marmi nei tempi previsti e deve disporre, con certezza, delle risorse che le spettano sulla base di tariffe calcolate sul valore medio di mercato dei marmi che, è bene ricordarlo, è ancora fissato a 135 euro a tonnellata per lo statuario e a 78 euro per il miglior "bianco"; chiunque, e non solo i socialisti, è in grado di giudicare se questi sono i prezzi correnti sul libero mercato». Si ricorda che «Dopo l'iniziale disponibilità di Assindustria a partecipare ad un confronto responsabile ed alla costituzione del tavolo permanente del marmo, si è assistito ad un progressivo disimpegno dagli accordi del 2008, fino alla creazione di un fuoco di sbarramento mirato a bloccare quel confronto che dovrebbe portare ad una naturale revisione delle tariffe per assicurare le risorse necessarie a fare fronte agli impegni che il Comune ha assunto».
Quindi i socialisti «ribadendo la necessità di un cambio di atteggiamento da parte degli imprenditori chiamati a dare una prova di attenzione e di responsabilità collettiva, invitano il sindaco e l'amministrazione a mantenere la linea di fermezza necessaria per esigere quanto dovuto tenendo conto che il 2011 è l'anno in cui scadono gli accordi sottoscritti dalle aziende nel 2004. In considerazione del fatto che oggi si registra un atteggiamento di totale indisponibilità, e visto il clima che si sta creando, i socialisti sono disponibili ad aprire un confronto con tutte le forze politiche per una revisione del Regolamento degli agri marmiferi che possa dare più certezze al Comune e ai cittadini e per riaffermare un diritto sacrosanto della collettività nei confronti di quanti rivendicano la libertà imprenditoriale per vendere il grezzo senza trasformarlo mentre, non si capisce in base a quale diritto pretendono di pagare "solo se e quanto" ritengono opportuno».
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