Il Tirreno

Industria in crisi. Bloccata ancora l’Aurelia per chiedere risposte immediate da parte del Governo

Eaton, ultimatum degli operai

Serena Bongiorni
<b>IL BLOCCO.</b> Gli operai sull&#146;Aurelia fermano il traffico
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IL BLOCCO. Gli operai sull’Aurelia fermano il traffico

«Siamo pronti ad azioni più eclatanti: noi vogliamo lavorare»

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MASSA. Aurelia bloccata per venti minuti, striscioni e agitazione tra la folla. Gli operai Eaton tornano a farsi sentire e stavolta lo fanno con un ultimatum: «Siamo pronti a mettere in campo azioni più incisive se prima del 15 non riceveremo risposte da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e della Eaton. Noi vogliamo solo lavorare».  Si è trasformata in un'azione concreta quella che doveva essere una "normale" assemblea degli operai ex Eaton. Un incontro nato per definire le future strategie di azione che è invece sfociato in un inaspettato blocco da parte di quasi 150 operai, che intorno alle 15 di ieri si sono riversati lungo l'Aurelia, davanti allo stabilimento. Esito quasi prevedibile visto il fervore dell'assemblea. Gli operai, ancora una volta, hanno alzato la voce contro «una proprietà (la Eaton-ndr) che si è letteralmente dileguata e contro il Ministero dello Sviluppo, da cui attendiamo risposte».  E tornano a farsi domande sulla reindustrializzazione dell'area e sul ruolo della Global Carbon. «C'è o non c'è la Global Carbon - si chiede Alessio Castelli, segretario provinciale Fiom Cigl - e sul tavolo a Roma c'è oppure no la bozza di un piano industriale?». Tradotto, c'è o non c'è un futuro per questi 300 lavoratori che a fine dicembre perderanno la cassa integrazione straordinaria? «Sono passati 21 mesi - aggiunge Marco Battistini, segretario provinciale Fim Cisl - ma ci troviamo esattamente al punto di partenza: da Ecoplant a Carbon Global, non c'è nulla su cui poter discutere. Adesso è arrivato il momento di agire». Si prospettano quindi tre mesi di lotta, non più solo di sollecitazioni: «Gli operai chiedono il lavoro, non l'assistenza - dichiara Giovacchino Pitanti, Rsu Fiom - e vogliono risposte sia dal ministero, latitante, che dalla Eaton, perché l'amministrazione comunale, la Provincia e la Regione stanno già facendo il possibile». Ed è proprio su queste parole che si scaldano gli animi: «La nostra fabbrica è stata chiusa perché i capi hanno deciso di spostarla in Polonia, non a causa nostra - incalza Castelli - e dopo mesi di attese adesso è ora di riprenderci il nostro lavoro». Per un attimo in sala si paventa l'idea di occupare la fabbrica, anche subito, prima di decidere che forse è meglio aspettare ancora. «Abbiamo fissato il 15 settembre come termine ultimo per avere delle risposte - concludono i segretari con voce unanime prima di scendere in strada - dopodiché non ci limiteremo a bloccare l'Aurelia». E tra la folla qualcuno promette: «Se non ci ridaranno quello che è nostro siamo pronti ad occupare lo stabilimento. Ormai siamo un fronte unitario».

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