Proteste
«Sindaco, non siamo vacche da mungere»
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Una veduta dei bacini marmiferi carraresi Duro attacco di Assindustria: picco di contributi, e non ci siamo fatti restituire 40 milioni
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CARRARA. Il sindaco fa pressioni sul settore lapideo, e Assindustria risponde duramente: le cave non sono mucche da mungere, abbiamo rinunciato a farci restituire dal Comune (il riferimento è sui ricorsi della tassa marmi) 40 milioni. Un denso comunicato, diffuso al termine di una riunione nella sede degli industriali. Zubbani farà nei prossimi giorni un incontro con la maggioranza politica per affrontare la questione. «Pochi contributi? Sono al picco storico». Ecco cosa dice Assindustria: «Da tempo una parte della comunità locale sembra ossessionata dall'aumento della tassazione del marmo, settore che lascerebbe "poca ricchezza" alla città. Al di là delle facili boutade, dobbiamo chiederci in base a quali parametri possiamo ritenere adeguati o inadeguati i 15 milioni di euro che dal settore marmo affluiscono alle casse del Comune; in termini assoluti, infatti, sono risorse importanti per un comune di 65.000 anime e, soprattutto, la loro consistenza è aumentata a tassi esponenziali. Solo dieci anni fa le entrate del marmo superavano di poco i 4 milioni di euro; da allora l'incremento è stato del 300%. Paradossalmente si punta il dito sulla pochezza dei contributi proprio mentre registrano la punta più alta nella storia del settore! Inoltre, nel 2004, le cave e i produttori di carbonati hanno dato una prova tangibile di considerazione per i problemi del Comune e, nonostante la sentenza della Corte di Giustizia Europea, hanno rinunciato a farsi restituire circa 40 milioni di di imposte». Assindustria rivendica un senso di responsabilità: «Negli ultimi dieci anni l'Associazione ha concordato almeno tre round di incrementi delle tasse proprio per finanziare la strada dei marmi. Rapportato a quanto succede nelle cave di Massa, della Versilia e di tutta Italia, la tassazione di Carrara risulta più gravosa: qualche volta è più alta del 50% ma spesso è pari a più del doppio. Più in generale in Italia non c'è nessun tipo di concessione (centrali idroelettriche, frequenze radio, stabilimenti balneari, giacimenti minerari) con una incidenza impositiva alta come quella applicata alle nostre cave». Picconate sul sindaco. «Recentemente, con insolita verve polemica, anche il sindaco ha liquidato in poche battute sprezzanti le diverse valutazioni emerse tra imprese e Comune nella recente trattativa per le nuove tariffe; ha lanciato strali nei confronti dell'Associazione Industriali, le cui imprese già pagano con precisione svizzera le nuove tariffe, e confessato il proprio disappunto se le Cooperative, che operano sui mercati come tutte le imprese, si affrancano da logiche politiche. Sono forzate - dice Assindustria - anche le considerazioni sulla situazione del settore marmo, il cui stato di salute non è quello tutto rose e fiori da molti paventano sulla base dei risulti di poche imprese: nel 2001 i blocchi prodotti (1.170.000 tonn.) erano il 25% in più di quelli estratti nel 2009. E' vero che dopo il minimo del 2005 c'è stata una lenta ripresa, ma il dato va giustapposto al fatto che nel frattempo il distretto di Carrara è stato sorpassato da quello di Trapani e che mentre la produzione locale cresceva del 1-2% l'anno, nel mondo correva a tassi superiori al 10%». «Zubbani non agiti lo spauracchio delle concessioni». Assindustria non ci sta: «Invece di agitare l'improbabile spauracchio delle concessioni, sarebbe meglio mettere da parte le invettive e guardare alle cave non come vacche da mungere ma come imprese che, nel rispetto di leggi e regolamenti, investono e generano un valore aggiunto senza il quale il territorio sarebbe certamente più povero e con meno lavoro».
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