Il dolore
Il futuro della città. Fermo anche il progetto allex cementificio. Lamministrazione tenta il rilancio con il piano strutturale
Nessuno vuole investire a Pontremoli
Chiara Sillicani
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ASSESSORE. Elio Poli era presente allassemblea pubblica per presentare il piano Le aree edificabili sono tante e molto grandi, ma gli impresari non costruiscono
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PONTREMOLI. Dal nord al sud gli impresari edili bussano alle porte delle amministrazioni al grido: "fateci costruire". Con un'eccezione: Pontremoli. Nel comune lunigianese le aree edificabili ci sono eccome, anzi sono troppe e troppo grandi. I costruttori non aprono i cantieri e il rilancio economico tarda ad arrivare. Una sfida a cui Palazzo civico risponde con il piano strutturale. Costruire meno, costruire meglio. Lo strumento urbanistico, previsto dalla normativa regionale, disegnerà una sorta di cornice all'interno della quale si muoveranno gli strumenti di pianificazione specifici. Insomma, non sarà il piano a stabilire in quali terreni sarà possibile costruire e in quali invece non potrà essere versato neanche un centimetro cubo di cemento. Una cosa però lo strutturale la stabilirà con chiarezza: terreni enormi destinati all'edificazione non servono. Puntiamo piuttosto su costruzioni mirate e finalizzate all'espansione dell'economia. Arriverà probabilmente una variante ad anticipare il regolamento urbanistico con uno scopo chiaro: sbloccare gli investimenti nel settore turistico- commerciale. Neanche le convenzioni spingono a costruire. A semplificare il concetto è l'architetto Raimondo Gramigni, estensore del piano. A chi ha partecipato all'assemblea pubblica di lunedì sera, alla presenza dell'assessore all'urbanistica Elio Poli, ha chiarito le idee: «Esistono convenzioni decennali tra amministrazione e privati per costruire, per un totale di 240mila metri cubi. I progetti ci sono e sono stati anche approvati» eppure non si è vista una gru. Un esempio per tutti: l'area dell'ex cementificio. Lì - così prevede la convenzione - dovrebbe sorgere un complesso commerciale e residenziale di cui non c'è neanche l'ombra. Ma non solo: «Nelle frazioni - continua l'architetto - ci sono terreni enormi edificabili» in cui nessuno ha tirato su un mattone. E il motivo è chiaro: la marginalità del comune, il numero contenuto di abitanti e la poca attrattiva. Rinegoziare gli accordi, puntare su paesaggio e turismo. Ecco allora la sfida: risedersi al tavolo con i privati, ridiscutere dei progetti in base alle necessità dettate dalla crisi e dal mercato e quindi rilanciare il territorio. Un'operazione non da poco che richiede nuove strategie. A partire dalla valorizzazione del paesaggio, della natura e di tutte le potenzialità di Pontremoli. Il quadro conoscitivo steso all'interno del piano mette in evidenza tutte le peculiarità del territorio. Dalla mancanza di una viabilità che colleghi le vallate. C'è la camionale della Cisa, è vero, ma taglia longitudinalmente il comune, manca, invece, una rete stradale che permetta collegamenti più rapidi da est ad ovest. Niente Adsl. E soprattutto manca la rete, vero strumento per il rilancio del turismo. Senza accessibilità ad internet veloce, il territorio è tagliato fuori dal mercato. Sì agli alberghi, ma di piccole dimensioni. Ben vengano quindi le strutture ricettive (il comune conta soltanto due agriturismi e un agri campeggio aperto per pochi mesi), ma integrate e, soprattutto, nel rispetto del paesaggio. Ai privati, invece la possibilità di ristrutturare, magari con incentivi volumetrici. Tutto il resto e soprattutto la capacità di trasformare Pontremoli in un centro in grado di attrarre investimenti importanti è affidato sì al piano strutturale, ma soprattutto alle scelte politiche dell'amministrazione. Con la logica: costruire poco e per valorizzare.
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