Il Tirreno

Operaio morto a Firenze. L’amministratore delegato della Eco Edil: aveva seguito molti corsi sulla sicurezza e lavorava con noi da 5 anni

«Era esperto, non doveva essere lì»

Fabrizio Palagi
L’esterno dell’edificio di Firenze dove è avvenuto l’incidente mortale
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L’esterno dell’edificio di Firenze dove è avvenuto l’incidente mortale

La ditta di Salvatore Iraci Sareri non sa spiegare le cause dell'incidente

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 SARZANA. «Totò non doveva essere su quel maledetto lucernario che gli si è infranto sotto i piedi, facendolo precipitare nel sottostante vano scale. I lavori che stava effettuando nei locali dell'ex ospedale San Giovanni di Dio, a Firenze, non prevedevano l'uso di imbracature, visto che venivano svolti in un corridoio del terzo piano, non certo sui tetti della struttura».  Giuliano Angelotti, amministratore delegato della Eco Edil srl, con sede in via Campo d'Appio, ad Avenza di Carrara, è affranto: il giorno dopo la morte del 34enne Salvatore Iraci Sareri, operaio specializzato della ditta che si occupa della rimozione di amianto friabile, ancora non sa rendersi conto del perchè e come sia accaduto il tragico incidente avvenuto lunedì scorso attorno alle 16 nel cantiere allestito nell'ex ospedale San Giovanni di Dio a Firenze in Borgo Ognissanti.  La ditta carrarese, da 16 anni in attività nel settore, operava da circa due mesi nel cantiere a Firenze: Salvatore, residente a Sarzana, era uno dei tre dipendenti che da luglio lavoravano nell'ex ospedale fiorentino.  «Totò - dice Angelotti - era con noi da 5 anni e perciò esperto del mestiere; inoltre tutti i nostri 18 dipendenti devono seguire costanti corsi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Su quel maledetto lucernario, proprio non doveva esserci dato che l'area di lavoro viene rigidamente transennata e, anche il più piccolo spostamento, deve essere autorizzato dal caposquadra. All'interno dell'ospedale si stavano eseguendo opere di bonifica amianto, per la precisione in un corridoio posto al terzo piano. Perciò non era prevista alcuna imbracatura di protezione - prosegue Angelotti - Salvatore si è allontanato dal punto di lavoro chissà per quale motivo, finendo sul lucernario che poi lo ha tradito. Una morte assurda. La nostra azienda cercherà di stare vicino alla moglie e ai due bambini che Totò ha lasciato, ma non solo in modo formale. Infatti stiamo valutando iniziative».  Salvatore Iraci Sarei era originario di Capizzi (Messina). Viveva con la famiglia in via Gori, a Sarzana. Da luglio lavorava a Firenze, tornando a casa nei fine settimana.  Inchiesta per omicidio colposo a carico di soggetti da identificare è stata aperta dalla Procura di Firenze sulla morte di Salvatore Iraci Sareri. Fino a ieri sera non era stata ancora disposta l'autopsia sul cadavere. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i dettagli della vicenda. Gli accertamenti sono condotto dalla polizia. L'incidente sarebbe avvenuto in una zona non interessata dal cantiere, che era stato aperto per una bonifica dell'edificio dall'amianto.

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