Il Tirreno

La sentenza. Il Tar dice no al ricorso in cui la società Dolomite chiedeva una deroga

La cava di Renara resta chiusa

La cava di Renara: per il Tar resta chiusa
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La cava di Renara: per il Tar resta chiusa

Il tribunale: «L'attività estrattiva è incompatibile col Parco»

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 MASSA. La società Dolomite di Montignoso non potrà fare attività estrattiva nelle cave di Renara. Il "no" arriva direttamente dal tribunale amministrativo regionale cui la stessa società aveva presentato ricorso contro gli atti con cui il Parco Regionale - in parole semplici - impediva l'attività estrattiva sostenendone l'incompatibilità ambientale.  La storia. La società, in realtà, è titolare di sue concessioni per l'estrazione di materiale inerte nelle cave di Renara e Serroni, per altro inserite nel Parco regionale delle Apuane.  Arrivano però le limitazioni per l'escavazione a Serroni e la società presenta - così si ricostruiscono i fatti nella sentenza del Tar - una proposta di riapertura della cava di Renara per svolgervi una «marginale attività di estrazione e di asporto». E a quella proposta è affiancato un piano per il successivo recupero ambientale dell'area.  Il Parco, prima di dare l'avvallo, chiede il parere del proprio comitato tecnico - scientifico che ritiene attuabile il progetto. Arriva, quindi, la decisione: sì alla deroga che consente l'estrazione, ma a patto che sia subordinata ad alcune prescrizioni ambientali. Ma dopo il sì - seppur con alcune limitazioni - la società Dolomite deve fare i conti con un cambiamento: viene promossa un'inchiesta pubblica a seguito della quale il Parco decide «di non rilasciare pronuncia di compatibilità ambientale e di esprimere parere contrario per il nulla osta». Di conseguenza, viene respinto anche il progetto di sistemazione della cava di Renara.  Il ricorso. La società decide quindi di presentare ricorso al Tar. Le motivazioni sono svariate, ma sostanzialmente Dolomite spa ritiene che ci siano state violazioni di legge, eccesso di potere, errate valutazioni. E soprattutto sottolinea la contraddittorietà tra il primo atto (quello che concedeva la deroga) e il secondo che impediva qualsiasi attività presso Renara.  Il tribunale respinge. Il ricorso è presentato contro il Parco e anche contro il Comune di Massa, ma tutte e due gli enti decidono di non costituirsi in giudizio. Per il Tar tra i due atti in questione non c'è incompatibilità: il Parco, infatti, in un primo momento - questa la lettura del Tribunale - avrebbe ricevuto una nota del sindaco (siamo nel 2002) che invitava alla tutela dei lavoratori della cava. Così, di fronte anche ad una istanza della società, sollecita il parere del comitato tecnico. Quel parere, però, si sarebbe «limitato a riferire un sopralluogo avvenuto per verificare la sostenibilità del piano di recupero presentato dalla società». Il comitato comunque avrebbe riconosciuto la possibilità di realizzare il piano, subordinandola al controllo preventivo da parte degli uffici. Ma la deliberazione del Parco che ha fatto seguito al parere avrebbe, invece, riconosciuto che l'attività che la Dolomite avrebbe svolto a Renara, avrebbe «determinato un esercizio di Cava». Incompatibile con la legge che vieta l'estrazione all'interno del Parco. E quindi per il Tar, l'ente «ha legittimamente rimediato alle proprie decisioni avviando un nuovo procedimento, anche attraverso l'inchiesta pubblica». Quindi sarebbe arrivato il no definitivo. Avvallato ora dal Tar. C.S.

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