Italia
Il big del marmo replica al sindaco: annunciando la revoca delle concessioni si inaspriscono gli animi
Franzoni: Zubbani non ci minacci
Alessandra Vivoli
◗
Il vecchio leone del marmo Andrea Franzoni replica al sindaco «E fino ad oggi dove sono finiti i soldi che abbiamo versato al Comune?»
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Il sindaco Zubbani, questa volta, li ha davvero bacchettati gli industriali del lapideo. E, soprattutto, ha lanciato un ultimatum all'intero settore: «Dalle cave voglio più soldi per la città e i carraresi». A rispondergli, per ora, solo un industriale delle vecchia guardia. Un «leone» del marmo che ruggisce ancora: Andrea Franzoni. Che replica punto per punto a Zubbani. «Il Comune non può revocare le concessioni». La replica, lunga e articolata, di Andrea Franzoni, comincia dai punti «forti» annunciati da Zubbani. Quelli che hanno fatto infuriare anche molti altri industriali che però, per ora, stanno alla finestra. E zitti. La risposta di Franzoni prende le mosse da quell'impegno: «A fare quanto è in mio potere, a non lasciare nulla di intentato - aveva dichiarato il sindaco - per avere maggiori ricadute dalle cave sulla comunità». E questo passa, necessariamente, anche attraverso una paventata revoca delle concessioni (la scadenza è nel 2011). «Il signor sindaco - scrive Franzoni - minaccia di revoca le concessioni delle cave. E la cosa è piuttosto buffa, perché il Comune di Carrara, nonostante gli impegni sottoscritti da anni, non ha ancora consegnato le Concessioni ventinovennali concordate e quindi non vedo come possa revocare un documento inesistente». «Al riguardo è bene precisare che il signor sindaco paragona gli agri marmiferi rappresentati da concessioni e beni stimati, ad affitti di immobili - continua - Ebbene, il Comune, in origine, ha dato in concessione (con esclusione dei beni stimati), dei terreni incolti e tali terreni sono stati trasformati dai concessionari nel tempo in cave produttive investendo decenni di lavoro e capitali ingenti». «Il Comune quindi ha "affittato", per usare una parola del signor sindaco, dei terreni grezzi ed incolti e poi i cavatori la casa se la sono costruita da soli, perché la cava certo non è costata nulla al Comune». «È bene che queste minacce di revoca, antipatiche e fuori luogo, siano evitate dalla Amministrazione - dichiara Franzoni - poiché non fanno altro che inasprire gli animi e probabilmente non portano nessun beneficio al Comune». «Dove sono finiti i nostri soldi?» «Il Comune negli ultimi anni ha percepito dalle cave circa 15 milioni di euro annui, e, anche in conformità con la legge regionale, avrebbe dovuto comunicare come ha investito tali importi, impegno al quale l'Amministrazione comunale non ha mai adempiuto - continua Franzoni - Francamente mi piacerebbe conoscere dove sono andati a finire gli importi versati al Comune visto che anche le Società a noi riconducibili versano circa 800mila euro annualmente». «La legge regionale prevede che gli importi relativi alla tassazione marmifera siano investiti nelle infrastrutture a servizio della escavazione e prevede inoltre che il Comune rilasci la documentazione inerente tali investimenti, documentazione mai rilasciata dal Comune nonostante più volte richiesta - mette in evidenza Franzoni - Se l'amministrazione avesse destinato i fondi, riconducibili alla tassazione marmifera, per la costruzione della Strada dei Marmi, avrebbe potuto sicuramente autofinanziarsi totalmente, senza indebitarsi, così come pare abbia fatto». La guerra dei ricorsi. Andrea Franzoni non e manda certo a dire. Anche quando si tratta di toccare l'altro tasto dolente. Quello dei ricorsi: «Visto che viene chiamata causa da Zubbani una società riconducibile al nostro gruppo». «Le aziende che hanno presentato i ricorsi contro il Comune, per quanto concerne la tassazione delle scaglie, sono una ventina e non solamente la Due Effe - spiega Franzoni - Per la precisione il Comune di Carrara ha citato la Due Effe, di fronte alla Cassazione, per uno dei ricorsi presentato da detta Società alla Commissione Tributaria, asserendo che l'importo in discussione non è un tributo, bensì una prestazione patrimoniale e quindi la vertenza pendente presso la Commissione Tributaria deve essere trasferita al Tribunale Civile». «La Cassazione - conclude la sua replica Franzoni - ha accolto la richiesta ed ha sentenziato che la vertenza prosegua di fronte al Giudice Ordinario. In sintesi è cambiato il campo di gioco, ma la partita è sempre aperta, vedremo quindi come andrà a finire».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
