La manifestazione
Legambiente: mettere all'asta le concessioni
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Uno scorcio delle cave «E i blocchi dovrebbero pagare il 10% del valore: almeno 21 milioni al Comune»
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CARRARA. Triplicare gli introiti dai blocchi, mettere all'asta le concessioni: è quello che propone Legambiente Carrara, a margine della presentazione ufficiale di una richiesta di accesso agli atti, con cui gli ambientalisti chiedono all'Amministrazione di Carrara di sapere in quale stato si trovino i rinnovi e le concessioni disciplinati dall'art. 14 del regolamento comunale. Questi dati - si specifica - serviranno a Legambiente per una accurata analisi «che evidenzi tutti gli aspetti legali e finanziari tra il Comune proprietario delle cave e i soggetti impegnati nello sfruttamento». E aggiunge: «La produzione totale risulterebbe progressivamente in aumento, nel 2009 circa un milione di tonnellate per blocchi e informi, di cui novecentomila di bianco Carrara nelle sue varie tonalità, e centomila di statuario. Facendo una stima molto prudenziale, il prezzo di vendita sarebbe di euro 150 per tonnellata per il bianco e di 800 per tonnellata per lo statuario. Facile dunque conoscere l'ammontare totale di vendita, che è quindi di 135 milioni di euro per il bianco e di ottanta milioni per lo statuario; i costi di estrazione sono stimabili in 50 euro per tonnellata». «Applicando i parametri della raccolta provinciale degli usi, il corrispettivo per gli affitti di cava deve essere la decima parte della produzione ovvero un decimo del prezzo di mercato dei blocchi. Sommando i prezzi di vendita: Bianco Carrara 135 milioni, statuario 80, totale 215, dovuto al Comune: 21 milioni», che appunto sarebbe più del triplo di oggi (i blocchi pagano 4,60 euro la 1ª fascia, 7,80 la seconda, 13,50 la terza, ndr). La legge regionale Toscana 104 del 1995 - ricorda Legambiente - disciplina gli agri marmiferi del Comune di Carrara e definisce le concessioni onerose e temporanee ed autorizza il Comune ad emanare un apposito regolamento che non deve violare i limiti della legge stessa e non può quindi derogare dal principio della temporaneità. Mentre il regolamento approvato dalla Regione nel 1995 fissava la durata delle concessioni in anni venti l'attuale regolamento le fissa in ventinove anni rinnovabili automaticamente. Se il rinnovo è automatico di fatto la concessione è perpetua in palese contrasto con la temporaneità della legge regionale e la norma è impugnabile davanti al Tar. La durata delle concessioni di venti anni fissata nel 1995 era già eccessiva, a Botticino è fissata in 10 anni e in Val d'Aosta in 5. Al termine della concessione l'amministrazione dovrebbe indire un'asta pubblica per stabilire il valore del canone concessorio che in particolare per le cave di statuario avrebbe sicuramente un fortissimo aumento. Di certo al momento la cittadinanza di Carrara non gode di rilevante beneficio in termini economici, ma è sottoposta ad un fortissimo impatto ambientale, polveri sottili, inquinamento acustico, rumorosità, pessimo stato delle strade, frequenti incidenti, dissesto oroidrografico con importanti effetti a valle piene etc. Ma non abbiamo i soldi!», conclude Legambiente.
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