Il Tirreno

In fila in cinquecento per vedere le donne di Vanessa Beecroft

La performance negli studi Nicoli
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La performance negli studi Nicoli

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 CARRARA. Cinquecento persone in fila per Vanessa Beecroft. La performance dell'artista genovese, con le sua tavola vivente dove protagonisti assoluti sono i corpi «nudi» delle donne, ha dato vita a un vero e proprio pellegrinaggio nel cuore della città.  In coda per ore, per le donne della Beecroft. In piazza XXVII Aprile, sono arrivati da tutta Italia. Tutti in fila, ben prima dell'orario di apertura della kermesse (dalle 19 alle 22 secondo programma) per poter assistere a uno spettacolo unico e suggestivo. Di cui rimarrà traccia solo nelle fotografie. La «corrente vitale» della performance si è potuta cogliere solo in quelle quattro ore.  E nessuno, proprio nessuno, ha voluto mancare. L'evento ha fatto il giro d'Italia e assieme alla gente comune, che conosce e segue l'artista, sono arrivati anche gli addetti ai lavori. Come il direttore di Fash Art, Giancarlo Politi, il fotografo Romano Cagnoni e il direttore di Palazzo Fabbroni a Pistoia, Ludovico Pratesi.  Un pubblico attento e motivato: Carrara ha vinto così anche un'altra sfida. Chi si aspettava di trovare la curiosità morbosa per i nudi delle ragazze è rimasto deluso. Era davvero tutto un altro genere di platea.  Nel laboratorio parlano solo i corpi. Si apre la porta dello studio d'arte. E si comprende appieno il significato del «quadro vivente». Venti ragazze nude, in posa. A far da cornice i gessi, giganti di San Giovanni e Gesù: è il Battesimo di Cristo.  «Sono opera di Francesco Mochi ed erano destinati a Ponte Milvio a Roma - racconta Carlo Nicoli, memoria storica degli studi - Poi finirono i soldi e la copia in marmo non fu mai fatta».  Quei gessi ora sono ancora lì. Accanto a queste ragazze un po' sporche di marmo, che rappresentano la vita, accanto alla fissità del gesso e del marmo.  Un'emozione unica che va dritta al cuore.  «Uno spettacolo» commenta il sindaco Angelo Zubbani, fra i primi a vedere la performance.  Una mamma: contenta che mia figlia sia qui. Sono arrivate in macchina, da Grosseto. Lei, la cinquantenne Alessandra Guerrieri, imprenditrice agricola, ha accompagnato la figlia 19enne, Alessia Soldati. «Mia figlia vuole venire a studiare a Carrara, all'Accademia - spiega - Ama la scultura e ha avuto il privilegio di fare questa performance fra sculture meravigliose». «Se provo qualche imbarazzo a vedere mia figlia nuda? - dice - Ma naturalmente no, è un nudo artistico. Un'esperienza meravigliosa per chi conosce questa artista».  La genesi della performance. Una performance da 500mila euro. Questo il valore di mercato dell'opera dela Beecroft. Che a Carrara però, c'è venuta gratis.  «È stata una cosa naturale - spiega il curatore della Biennale, Fabio Cavallucci - Vanessa era già a Carrara, dove sta lavorando agli studi Nicoli. Ed è nata l'idea, suggerita da Francesca Nicoli, di fare una performance proprio qui dentro».  Una location di eccezione (nell'occasione è stata inaugurata anche la nuova facciata) per uno degli eventi più attesi della kermesse di scultura. Che non ha tradito le aspettative, Alle otto di ieri sera cinquecento persone aspettavano di entrare agli studi Nicoli. Gli organizzatori ne attendevano per fine serata 1500.   «A New York tutti parlano di Carrara». «Ero in una galleria d'arte a New York, si parlava di Carrara e della sua Biennale». A dirlo questa volta non è la stampa internazionale. Ma un'artista conosciuta in tutto il mondo come Vanessa Beecroft. «Credo che l'idea di andare oltre il monumento sia stata vincente - spiega - Io utilizzo il marmo con il desiderio di farne un anti monumento: a Carrara ho trovato una mentalità molto aperta. Agli studi Nicoli mi hanno permesso si stravolgere la struttura del marmo, e della pietra, utilizzando la tecnica del collage. E tutto è avvenuto con un grande rispetto della materia, unito allo spirito di innovazione».  «È un privilegio che mi commuove assistere da vicino alla svolta al marmo di Vanessa - ha commentato Francesca Nicoli - Questo dimostra che la pietra non è morto, ma ha ancora tanto da dire. La sfida di Cavallucci, la sua idea di post-monumento, è stata accolta e Carrara ha ancora parecchio da dire. Vanessa ha scelto fra i suoi materiali l'azul makauba: è più resistente del granito, consegnerà le sue opere all'eternità». Alessandra Vivoli Altro servizio a pag. 21

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