Il Tirreno

«Il bianco non dà più alcun valore aggiunto»

Un laboratorio artigiano
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Un laboratorio artigiano

Confartigianato marmisti: la politica intervenga per migliorare i livelli economici e occupazionali

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 CARRARA. «Sono anni che come Confartigianato evidenziamo i problemi che affliggono, in particolare, le micro e piccole imprese del comparto, stigmatizzando anche in occasione delle presentazioni dei Rapporti sull'economia realizzati dalla Camera di Commercio, l'eccessivo ed inaccettabile valore del marmo commercializzato al di fuori del contesto locale. Questa è una problematica estremamente seria che prescinde dalle statistiche, dai numeri e dai rapporti economici e congiunturali»: è uno dei primi passaggi di un documento di molte pagine, elaborato da Confartigianato marmisti (presieduta da Mirco Felici, titolare di un laboratorio artistico), con il quale si sviluppa un'analisi e si avanzano varie proposte. «La realtà - si fa notare fra l'altro - è che non esistono quasi più laboratori artistici, la realtà è che il marmo scavato è diventato, analogamente al detrito, una opportunità prevalentemente commerciale, senza benefici di valore aggiunto. Ci rendiamo conto che coloro che visitano la nostra splendida realtà territoriale, restano profondamente delusi dal non trovare attività, negozi, laboratori, lavorazioni e quant'altro che rappresentano la valorizzazione della nostra unica materia prima conosciuta a livello mondiale? E' indispensabile quindi riqualificare le lavorazioni in loco, rispetto a tutta la filiera della produzione e dei servizi collegati, valorizzando la coltivazione delle cave e la cultura dell'imprenditore. Questo è un problema sul quale la "Politica" e le Amministrazioni devono assolutamente intervenire per il miglioramento dei livelli economici ed occupazionali, anche per il recupero dell'immagine che il comprensorio merita per spessore culturale e per i relativi flussi turistici determinati dalle attività del marmo nel suo complesso», osserva fra l'altro Confartigianato Marmisti.  «Ciò nonostante condividiamo ancora oggi l'attuazione di progetti finalizzati alla crescita della filiera del marmo nel suo complesso, ivi compreso l'ipotizzato consorzio, purché le proposte siano serie, concrete e strutturate, evitando di dare vita a strumenti congiunturali per azioni temporanee atte a contrattare condizioni commerciali. La problematica è ben più complessa e profonda, per cui necessitano azioni radicali». Anche Confartigianato, sul tema della tassazione, è esplicito: «Una oculata regolamentazione è fondamentale per concedere a chi investe risorse economiche e capacità imprenditoriali di esercitare attività estrattive in una logica di equa ripartizione degli interessi che derivano comunque dallo sfruttamento di un bene che appartiene sostanzialmente alla comunità locale. C'è dunque l'esigenza primaria di trovare un punto di equilibrio tra l'interesse dei singoli con quello della comunità». Anche perché, si ricorda, i lavorati segnano un meno 20%, ma la vendita del prodotto grezzo guadagna un +5%.

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