Il dolore
«Dalle cave esigo più soldi»
Alessandra Vivoli
Il sindaco: il marmo lascia poca ricchezza alla città
3 MINUTI DI LETTURA
Ultimatum di Zubbani al mondo del marmo. «Sia chiaro a tutti, sia ad Assindustria che alle cooperative: non lascerò nulla di intentato per avere risorse maggiori dal settore dell'escavazione e da quello dei blocchi. Alla città devono arrivare più soldi».
Queste parole del sindaco infiammano la vigilia della ripresa delle trattative con le associazioni di categoria. «Dalle cave sempre meno lavoro e ricchezza per Carrara». Non c'è che dire. Si annuncia un autunno davvero caldo per la ripresa delle trattative che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero definire la nuova tassazione per il settore del marmo. Una partita che, prima dell'estate non si era certo interrotta pacificamente.
Ma con la presa di posizione di Assindustria, da una parte, che non sembra disposta a scucire altri soldi per le casse comunali. E quella del sindaco che, dall'altra parte, ha più volte annunciato di pretendere maggiori risorse dal settore che rappresenta il principale motore dell'economia cittadina. E segnali di pace, insieme all'aria settembrina, non ne sono arrivati. Anzi. «Prima di tutto bisognerebbe capire che qui non stiamo parlando di una partita fra il sindaco e gli industriali - precisa Zubbani - Ma riguarda l'intera comunità, la città di Carrara che oggi non percepisce ricadute reali su una ricchezza naturale che viene asportata solo da pochi».
Una posizione, quella del sindaco, che forse così chiaramente non era mai stata espressa prima. E che, di sicuro, segna una linea di demarcazione netta sul margine delle trattative con il mondo del marmo. «È anche doveroso mettere in chiaro - prosegue - che non si parla di tassa marmi, ma del corrispettivo per i canoni di concessione (che deve sborsare chi, di fatto, gestisce le cave ndc) e del contributo ambientale. Sono soldi dovuti, soprattutto in un momento in cui l'amministrazione è impegnata in un'opera infrastrutturale così importante come la strada dei marmi che, anche questo forse è bene ricordarlo, andrà a vantaggio delle imprese del settore lapideo».
«Le cooperative? Al monte non c'è più divisione politica con gli industriali». No, questa volta il sindaco non bacchetta solo gli industriali. Ma manda un chiaro messaggio anche alle cooperative. E si toglie qualche sassolino dalle scarpe nei confronti del presidente della cooperativa Gioia, Anselmo Ricci. Proprio Ricci, commentando l'acquisizione da parte delle coop della cava Corsi, aveva espresso un'opinione del tutto simile al numero uno di Assindustria riguardo all'opportunità, bocciata da entrambi, di chiedere più soldi al settore del lapideo.
«In un momento come questo giudico sorprendenti e inaspettate le dichiarazioni del presidente della cooperativa Gioia - spiega Zubbani - Mi sembra crollato l'ultimo diaframma di natura politica per chi lavora al monte e che, soprattutto, c'era sempre stato fra le cooperative e le altre imprese. Quel crinale di diversità politica non c'è più». Parole forti quelle di Zubbani che, di fatto, considera i cavatori delle cooperative, da sempre legati alla cultura di sinistra, alla stessa tregua degli industriali. Quelli che - nemmeno troppo tempo fa - erano chiamati "padroni". Gli altri invece, erano - i «compagni». Ma per il sindaco questa distinzione anche culturale, forse non esiste più. «Più entrate da un settore che non conosce crisi». «Sia chiaro a tutti, ad Assindustria e anche alle cooperative - continua Zubbani - farò di tutto per pretendere più entrare dal settore di escavazione e blocchi l'unico che, anche questo è bene ribadirlo, non conosce crisi». «Quando vedo pubblicati i bilanci milionari di alcune nostre aziende - conclude Zibbani - sono molto felice perché sono segnali importanti per l'economia. Ma non bisogna dimenticare anche la respoinsabilità che le imprese del marmo hanno nei confronti della città. Questo non può, mai, essere messo in secondo piano».
Queste parole del sindaco infiammano la vigilia della ripresa delle trattative con le associazioni di categoria. «Dalle cave sempre meno lavoro e ricchezza per Carrara». Non c'è che dire. Si annuncia un autunno davvero caldo per la ripresa delle trattative che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero definire la nuova tassazione per il settore del marmo. Una partita che, prima dell'estate non si era certo interrotta pacificamente.
Ma con la presa di posizione di Assindustria, da una parte, che non sembra disposta a scucire altri soldi per le casse comunali. E quella del sindaco che, dall'altra parte, ha più volte annunciato di pretendere maggiori risorse dal settore che rappresenta il principale motore dell'economia cittadina. E segnali di pace, insieme all'aria settembrina, non ne sono arrivati. Anzi. «Prima di tutto bisognerebbe capire che qui non stiamo parlando di una partita fra il sindaco e gli industriali - precisa Zubbani - Ma riguarda l'intera comunità, la città di Carrara che oggi non percepisce ricadute reali su una ricchezza naturale che viene asportata solo da pochi».
Una posizione, quella del sindaco, che forse così chiaramente non era mai stata espressa prima. E che, di sicuro, segna una linea di demarcazione netta sul margine delle trattative con il mondo del marmo. «È anche doveroso mettere in chiaro - prosegue - che non si parla di tassa marmi, ma del corrispettivo per i canoni di concessione (che deve sborsare chi, di fatto, gestisce le cave ndc) e del contributo ambientale. Sono soldi dovuti, soprattutto in un momento in cui l'amministrazione è impegnata in un'opera infrastrutturale così importante come la strada dei marmi che, anche questo forse è bene ricordarlo, andrà a vantaggio delle imprese del settore lapideo».
«Le cooperative? Al monte non c'è più divisione politica con gli industriali». No, questa volta il sindaco non bacchetta solo gli industriali. Ma manda un chiaro messaggio anche alle cooperative. E si toglie qualche sassolino dalle scarpe nei confronti del presidente della cooperativa Gioia, Anselmo Ricci. Proprio Ricci, commentando l'acquisizione da parte delle coop della cava Corsi, aveva espresso un'opinione del tutto simile al numero uno di Assindustria riguardo all'opportunità, bocciata da entrambi, di chiedere più soldi al settore del lapideo.
«In un momento come questo giudico sorprendenti e inaspettate le dichiarazioni del presidente della cooperativa Gioia - spiega Zubbani - Mi sembra crollato l'ultimo diaframma di natura politica per chi lavora al monte e che, soprattutto, c'era sempre stato fra le cooperative e le altre imprese. Quel crinale di diversità politica non c'è più». Parole forti quelle di Zubbani che, di fatto, considera i cavatori delle cooperative, da sempre legati alla cultura di sinistra, alla stessa tregua degli industriali. Quelli che - nemmeno troppo tempo fa - erano chiamati "padroni". Gli altri invece, erano - i «compagni». Ma per il sindaco questa distinzione anche culturale, forse non esiste più. «Più entrate da un settore che non conosce crisi». «Sia chiaro a tutti, ad Assindustria e anche alle cooperative - continua Zubbani - farò di tutto per pretendere più entrare dal settore di escavazione e blocchi l'unico che, anche questo è bene ribadirlo, non conosce crisi». «Quando vedo pubblicati i bilanci milionari di alcune nostre aziende - conclude Zibbani - sono molto felice perché sono segnali importanti per l'economia. Ma non bisogna dimenticare anche la respoinsabilità che le imprese del marmo hanno nei confronti della città. Questo non può, mai, essere messo in secondo piano».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
