La manifestazione
Rapisce lucciole: arrestato
Macedone in manette. Una ragazza è stata violentata
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MASSA. Nel giro di tre giorni ha rapito due ragazze rumene dal lungomare di Marina, dove esercitavano la professione più antica del mondo. Una gli è scappata all'altezza di Berceto, l'altra è riuscito a portarla nel bresciano. E in un albergo l'ha violentata. Con l'accusa di sequestro e violenza sessuale è stato arrestato un macedone di 38 anni. Il macedone, clandestino e con un precedente analogo (vedi box), ha agito in compagnia della figlia sedicenne e di un altro uomo. Proprio la presenza della minore ha convinto la questura a non fornire neppure le iniziali del sequestratore: la ragazza comunque in questa storia sembra aver avuto un ruolo marginale (tanto che è libera, anche se di lei si sta occupando il tribunale dei minori di Genova) e il complice è ancora ricercato dalla squadra mobile. Lo slavo è arrivato a Massa nella settimana che precedeva Ferragosto. Il primo tentativo di rapimento è del 10: contratta una prestazione sessuale con la lucciola, una diciassettenne rumena, la fa salire in macchina e lì comincia a picchiarla selvaggiamente. La vettura arriva all'altezza di Berceto, sulla A15, e qui mentre l'aguzzino vuole cambiare auto per la fuga la diciassettenne approfitta di un attimo di disattenzione e riesce a fuggire. Aiutata poi da una pattuglia della stradale che passava di lì. La denuncia dell'episodio non crea allarme, anche perché si pensa al gesto di uno squilibrato che voleva avere un rapporto sessuale senza pagare la prestazione. Invece tre giorni dopo, il 13 agosto, al centralino del 113 arriva una telefonata di due lucciole: «Aiuto, hanno rapito una nostra amica». Era stata lei ad avvertirle, mentre si trovava a bordo dell'auto del suo sequestratore. Dal numero di cellulare della rapita la squadra mobile riesce a individuare il luogo dove la stanno portando: la provincia di Brescia. Viene avvisata anche la questura della cittadina lombarda e iniziano le ricerche. La prostituta, poco più che ventenne, intanto è rinchiusa in un albergo presa mostrando alla reception un passaporto della Macedoniafalso. Il trentottenne lì abusa di lei, poi si addormenta. La ragazza ne approfitta per scappare. In strada chiede aiuto a un automobilista che la porta fino all'aeroporto di Verona. Lei entra nel posto di polizia e dice cosa le è successo. In Veneto viene raggiunta dagli uomini di Tassi che la interrogano per capire chi è il rapitore. Da un vago ricordo dell'albergo la traccia giusta: il nominativo è falso ma ci vuole poco per risalire a quello vero. Una volta conosciuta l'identità del ricercato le intercettazioni ambientali e telefoniche confermano i sospetti. Il macedone viene fermato a Boario Terme insieme a un altro uomo - il sospetto è che possa essere il complice ma per ora non sono stati presi provvedimenti nei suoi confronti. Invece le manette sono scattate per il trentottenne. E l'arresto è stato anche convalidato dal gip di Brescia. L'inchiesta però sui sequestri è a Massa, condotta dal pm Rossella Soffio. E nei prossimi giorni il sequestratore di lucciole verrà trasferito nel carcere di via Pellegrini. Intanto le indagini continuano, perché i lati oscuri sono davvero troppi.
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