Il dolore
La Procura vuole acciuffare gli sfruttatori
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Federico Manotti Si indaga per capire chi gestisce il racket a luci rosse
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MASSA. Il rapimento delle due prostitute sul lungomare di Marina di Massa fa nascere una domanda: ma le lucciole che lavorano in via delle Pinete hanno un protettore oppure si autogestiscono? Prima di noi il quesito se lo è posto la procura. E da questa domanda è partita l'indagine sul mondo della prostituzione massese, coordinata dal sostituto procuratore Federico Manotti. Sono gli uomini della mobile, guidati da Enrico Tassi, ad avere il compito di capire se le lucciole hanno una rete di protettorio oppure no. La sensazione è che ci sia qualcuno e anche di ben radicato sul territorio. La quasi certezza della gang di sfruttatori arriva dal numero di donne sulla strada. Tante. Dopo l'operazione Total Arno, che aveva portato all'arresto prima e alla condanna poi di una decina di rumeni che sfruttavano una serie di ragazze venute dalla Romania, a Marina di Massa le lucciole erano diminuite considerevolmente. E si autogestivano, quindi la loro presenza era decisamente più saltuaria. Quest'anno tutto è cambiato. Segno che c'è qualcuno che le gestisce. Una nuova banda, quindi. È questo il sospetto che hanno gli inquirenti. Ed è su questo che stanno lavorando da parecchie settimane. Le forze dell'ordine hanno già individuato i pesci piccoli dell'organizzazione, in pratica le persone che accompagnano le ragazze sul lungomare di Marina e poi le riportano a casa. Troppo poco per intervenire, però, ma è chiaro che i tempi dell'inchiesta non saranno lunghissimi. Forse prima della fine dell'anno potrebbe scattare già i primi provvedimenti. Anche perché in casi come questo è importante intervenire se non tempestivamente quasi.
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