Il dolore
Il futuro del litorale. Si allarga il fronte dei contrari: gli operatori turistici scrivono a Governo e Regione
Porto, anche la Versilia dice no
Chiara Sillicani
Il timore è che l'erosione arrivi fino alle spiagge dei vip
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MASSA. Il fatto che una cordata massese abbia costituito una società per proporre il suo progetto di porto, rigorosamente contenuto nelle dimensioni ed ecocompatibile, potrebbe far pensare che il fronte del "no" abbia deciso di tirare i remi in barca. Sbagliato, anzi sbagliatissimo. Perché non soltanto quel fronte si è allargato, ma ha bussato anche alla porta degli amici versiliesi. Risultato: un vero e proprio dossier che finirà a breve sulla scrivania di gente che conta, da Firenze a Roma. Categorie e ambientalisti fanno fronte comune. A mettere la firma su quel documento sono tutti gli operatori del settore turistico. Scrivono nero su bianco il loro "no" i campeggiatori, i balneari, gli albergatori (sia quelli aderenti a Riviera Apuana, sia quelli iscritti a Confcommercio), fianco a fianco con l'associazione carrarese Amare Marina, con Legambiente e Italia Nostra. Si fa avanti la Versilia. Ma - questa la vera novità - accanto a chi su questo territorio ci vive, ci sono anche i versiliesi. E i ben informati assicurano che in quel di Forte dei Marmi ci sarebbe già stato un incontro tra i firmatari del documento e il sindaco Buratti, preoccupato dall'eventualità di un incremento dell'erosione sui lidi vip fortemarmini. Documenti ai ministeri e in Regione. Il dossier è stato spedito ieri mattina: dagli uffici postali massesi arriverà sulle scrivanie del Ministro dell'ambiente, di quello delle infrastrutture, dei beni culturali, del turismo. Ma parecchie copie arriveranno anche a Firenze, agli assessore regionali all'urbanistica, all'ambiente, ai trasporti e al turismo. «Questo porto non s'ha da fare». I firmatari parlano chiaro: chiedono agli «enti statali e regionali in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, di adottare i provvedimenti necessari per fermare l'iniziativa che produrrebbe danni ingenti e irreversibili per tutta la comunità di Massa e Carrara» (E la Versilia?). Una richiesta che viene motivata con un chiaro riferimento agli atti e con una premessa di tre pagine in cui gli operatori turistici e gli ambientalisti spiegano perché - a parer loro - il porto turistico non deve sorgere. Prima di tutto chiariscono che il progetto (e si riferiscono a quello del gruppo Acqua Marcia ndr) «è del tutto analogo a quello presentato dall'Autorità Portuale il 6 novembre 2001, che ottenne giudizio negativo di compatibilità ambientale del Ministero». E a dimostrazione della loro tesi allegano, infatti, proprio il parere del Ministero che invitava ad una «nuova soluzione progettuale meno impattante, non espandendosi oltre la foce del Carrione e che miri ad una correzione dell'erosione anziché confermarla». Tra gli allegati anche la sentenza del Tar a cui, contro il parere di Roma, presentò ricorso - perdendo - l'Autorità Portuale. Dati e indotto. Ma c'è di più: perché chi firma il documento - riferendosi allo studio di una società, la Cless - ipotizza che l'impatto economico del porto sia quantificabile in 250 unità. Meno - questa la tesi - degli impiegati nel turismo «con 900mila presenze nell'extralberghiero e 443 nell'alberghiero nel 2009». «Usiamo il porto commerciale». Ultimo documento del dossier uno stralcio del rapporto economia di Camera di commercio che riguarda, appunto, il Porto di Carrara, definito «uno dei migliori osservatori per valutare l'entità della crisi economica». E ancora «la movimentazione totale registra nel 2009 un decremento del 21,14% che si aggiunge alla variazione negativa del 2008 (-11,3%)». Insomma, il messaggio è chiaro: se porto turistico deve essere sia, ma nell'area dello scalo commerciale.
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