Sicurezza
Ancora sotto accusa il lavaggio camion
Alessandra Vivoli
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Un camion del marmo attraversa la città Il superconsulente: si pensa più alla carrozzeria dei tir che alla salute dei cittadini?
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CARRARA. Il lavaggio dei camion del marmo non funziona ancora a dovere. E i controlli dei vigili devono essere potenziati. Queste le emergenze da risolvere, per ridurre il probema dell'inquinamento delle polveri. Quello che il Comune - nonostante le prescrizioni dell'ordinanza Bertolini dell'aprile di due anni fa - non ha ancora fatto. Lo dice, nella sua perizia, il Ctu del tribunale. Lunedì tutti in tribunale. Della perizia del consulente del tribunale, il medico legale Andrea Lomi, si discuterà lunedì prossimo in tribunale, davanti al giudice Pulvirenti, in quella che è un'udienza molto importante nella «guerra delle polveri» fra i cittadini e i comitati (assisti dai legali Paolo Pasquali e Giovanni Macchiarini) da una parte. E l'amministrazione dall'altra. Sotto esame i punti dell'ordinanza del giudice Bartolini che non hanno avuto ancora la corretta applicazione. A passarli al setaccio, nelle sue 28 pagine di perizia, è il medico legale Andrea Lomi: incaricato dal giudice Pulvirenti, nel giugno scorso, di verificare se le disposizioni emesse in materia di Pm10 (la famosa sentenza Bartolini) e, soprattutto, a tutela della salute dei cittadini, sono state o meno messe in pratica dal Comune. Il sopralluogo al lavaggio. L'appuntamento fra il Ctu e i consulenti delle parti (ingegner Fruzzetti per Palazzo civico, dottor Sansoni per i ricorrenti), dei legali del Coumune, del dottor Cruiscuolo (sempre del Comune) e dei tecnici della Tesimag (l'azienda che ha effettuato migliorie sull'impianto di lavaggio) era fissato per il 25 agosto scorso. Per esaminare l'impianto dopo le modifiche effettuate. «Tali modifiche - si legge nella perizia di Lomi - consentono un lavaggio più accurato delle ruote e dei vani passaruote, ma non effettuano un lavaggio costantemente efficace del portellone posteriore che sovente esce dal lavaggio sporco di polveri. Il cassone dei camion delle terre e delle scaglie viene effettuato, invece, all'incirca per un terzo. Abbiamo poi osservato che il cartello recante le prescrizioni agli autisti è stato parzialmente coperto per renderlo in parte illeggibile. Dovrà essere ripristinato». «Se la carrozzeria dei camion vale più della salute dei cittadini». È uno dei punti salienti della perizia del dottor Lomi. A cui - è bene precisarlo fa seguito (grazie alle modifiche apportate in sede di bozza e inserite nella stesura finale) fa seguito un botta e risposta con il Comune. «Il nuovo impianto di lavaggio, così come concepito dal Comune, non prevederebbe di lavare i cassoni (fiancate e portelloni) dei camion di terra e scaglie, e i pianali dei camion dei blocchi - si legge nella perizia Lomi - Se così realizzato sarebbe insufficiente. Sembra di comprendere che questo dipenderebbe dalla necessitò, evidentemente considerata preminente rispetto alla tutela della salute pubblica, di evitare danni alla carrozzeria dei camion poiché l'acqua riciclata dell'impianto di lavaggio conterrebbe un certo quantitativo di particelle che, alla lunga, avrebbero un effetto abrasivo sulla vernice della carrozzeria dei tir». La replica del Comune. Il Comune chiarisce la sua posizione in una nota inserita in perizia. «Il riferimento al fatto che il nuovo impianto sarebbe progettato per evitare danni alla carrozzeria dei camion è assolutamente fuori luogo: l'accenno fatto durante gli incontri era riferito alle varie problematiche sollevate dagli autotrasportatori, ma non rappresenta nessuna priorità e nessun condizionamento per il Comune». La replica del dottor Lomi è solo qualche riga più sotto. «Nelle prime riunioni mi pareva di aver compreso che si fosse pensato ad un impianto di quello descritto in premessa (quello giudicato insufficiente ndc). Prendo atto della spiegazione attuale. Sono infine certo che il Comune anteponga la salute dei cittadini ad interessi particolari». Controlli permanenti al lavaggio. Per il ctu del tribunale dovrebbe essere realizzato un posto permanente di controllo della Polizia municipale in corrispondenza dell'impianto di lavaggio: per verificare, «quando sono fermi e più facilmente ispezionabili, le loro condizioni». Per il Comune una diversa collocazione è irrealizzabile: «per motivi di sicurezza e mobilità». Per il Ctu sì, anche perché gli operatori «lavorerebbero nella zona protetta dalla sbarra di cui avrebbero il telecomando e controllerebbero i camion da fermi».
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