Lutto
«Io non ero ubriaco, il siriano mi ha aggredito perché voleva uccidermi»
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La stazione di Massa Il racconto del marocchino accoltellato alla stazione «Se non arrivava un mio connazionale ero spacciato»
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MASSA. «Io non ero ubriaco, io sono stato aggredito da quel siriano soltanto perché avevo aiutato un mio connazionale che aveva litigato con lui una settimana fa». A raccontare i motivi che hanbno scatenato la zuffa terminata a coltellate alla stazione è B. A., 53 anni, residente a Carrara. L'uomo mostra anche i segni delle coltellate: «Mi ha colpito qui all'addome e anche all'inguine, a pochi centimetri dall'arteria femorale. Avrebbe potuto anche uccidermi, invece in questura gli agenti non gli hanno contestato il tentato omicidio ma solo le lesioni. Poi si lamentano se succedono fatti di sangue». B.A. ha raccontato quello che è accaduto, momenti drammatici che potevano finire con un delitto: «Mi ha salvato il mio connazionale, quello che era stato aggredito una settimana fa dal siriano. Ha preso un tavolo e con quello ha lo minacciato. Io del resto ero finito in terra e non potevo difendermi come avrei voluto». Il cinquantenne quando ha visto il coltello era fuggito sul prato di piazza IV Novembre, ma proprio mentre stava per raggiungere la sua auto è inciampato rotolando in terra. E qui il siriano ha avuto il sopravvento, afferrandolo per la gola e iniziando a sferrare colpi all'impazzata: «Voleva uccidermi». Adesso il processo è stato fissato per il 5 agosto: «Avevo fissato la visita alla Mecca per il 4 agosto, ma devo andare in tribunale a testimoniare. Devo farlo, quell'uomo può fare del male a qualcuno. Deve restare in carcere»
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