Proteste
Eaton, fallisce l'incontro a Roma
Claudio Figaia
◗
Lo stabilimento Eaton e due immagini di manifestazioni di protesta dei lavoratori Carbon Global perde un finanziatore, re-industrializzazione in alto mare
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Il progetto di re-industrializzazione verde targato Ecoplant è già dimenticato; quello al carbonio proposto dalla Carbon Global resta al palo. E il futuro degli oltre 300 cassintegrati Eaton torna a farsi più buio. La riunione di ieri a Roma, al ministero dello Sviluppo economico, attesa da sindacati ed enti locali come momento "della svolta", non ha prodotto alcun risultato. Tanto per capire: al tavolo mancavano Eaton, cioè la multinazionale che dovrebbe cedere le sue aree dopo aver chiuso la produzione e lasciato a casa centinaia di operai; e mancava pure la Carbon Global, che dovrebbe investire in quell'area e trasformarla in una "filiera" di produzione di materiali al carbonio. L'azienda ha mandato al ministero una lettera in cui spiega di essere alla ricerca di nuovi soggetti finanziatori del suo progetto poichè uno dei principali investitori (pare una società finanziaria straniera) si è defilato. Insomma, un incontro inutile. O quasi. Lavoratori ed enti locali hanno solo ottenuto la convocazione di altri due incontri in tempi stretti: il 4 agosto un "tavolo tecnico" tra Invitalia (la società dello Stato che deve valutare la sostenibilità del progetto finanziabili, di cui, detto per inciso, tutte le nomine sono decadute e sono in attesa di rinnovo), Global Carbon, Fidi Toscana, Sofit, Eaton e ministero per verificare la consistenza del piano Carbon. Poi, entro il mese di agosto, un nuovo tavolo con sindacati ed enti locali. È poco, ma a questo poco ci si aggrappa: «Regione e Fidi Toscana avevano dato un primo parere positivo sul progetto Carbon, che non si è comunque defilata. Ci auguriamo che il problema degli investitori venga risolto in tempi brevi», commenta Alessio Castelli, segretario Fiom. Il quale, tuttavia, rimarca come «l'assenza, ieri, di Eaton e Carbon Global non sia certo positiva». Negativo anche il commento di Giancarlo Leorin, segretario di Uilm: «Il 4 agosto sarà l'ultima spiaggia: se a quell'incontro il progetto Carbon Global non si rimetterà in moto, siamo davvero a terra». Di risultato insoddisfacente parla Marco Battistini, segretario Fim Cisl: «Non solo mancava il soggetto investitore, ma anche Eaton, che deve per fare chiarezza sulla cessione dell aree» dice, per poi accusare Sofit: «In tutto questo tempo non ha trovato neanche un soggetto disposto a investire su Eaton». Sì, appunto: dopo Ecoplant e Carbon Global non ci sono all'orizzonte altre aziende interessate alla re-industrializzazione. Unico dato positivo, se si vuole, è la partecipazione delle istituzioni locali. A Roma c'era la Regione - che ha confermato la sua disponibilità a mettere sul tavolo della vertenza importanti contributi finanziari - con una delegazione capeggiata dall'assessore alle Attività produttive Gianfranco Simoncini; c'era Fidi Toscana e c'erano i consiglieri regionali Iacopo Ferri, Paolo Marini Loris Rossetti, il deputato Pd Andrea Rigoni, gli assessori provinciali Raffaele Parrini e Paolo Baldini; il vicesindaco di Carrara Andrea Zanetti e l'assessore Luigi della Pina per il Comne di Massa. Una presenza compatta a segnalare che al salvataggio dei 300 posti di lavoro la politica ci crede ancora. E anche a questo si aggrappano gli operai ex Eaton.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
