Sicurezza
Il video choc incastra la badante
Le telecamere filmano, il magistrato guarda, poi ordina il blitz: in manette Maria Lucchesi, 39 anni
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MASSA. Settanta secondi sono niente ma possono sembrare un'eternità se si guarda impotenti l'orrore. È la sensazione che si ha mentre scorre il video dei maltrattamenti della badante di Montignoso alla vecchietta che le era stata affidata dieci mesi fa. Maria Lucchesi, 39 anni, in quel minuto e dieci secondi si accanisce contro l'anziana senza un perché. E la questura di Massa, che ha sdoganato questo frammento ricavato da sei ore di riprese, avverte di aver tenuto nascoste le sequenze più violente. Parole che fanno correre un brivido a chi ha un genitore anziano o un parente che non è autosufficiente.
Non che quei settanta secondi siano all'acqua di rose, anzi: la badante con una mano imbocca la vecchietta e con l'altra le assesta una sberla in pieno volto (sono le 13.04 di giovedì 22 secondo il timer); poi arrivano altri due ceffoni, uno dietro la nuca (alle 13.19) e l'altro in faccia (13.22). Tra le 13.40 e le 13.41 la scena si sposta in camera dal letto: la settantacinquenne viene tirata su come un sacco, senza alcun rispetto, e poi presa a pugni alla bocca dello stomaco perché non resta sdraiata. Non c'è audio nel film, ma si intuiscono i lamenti della vittima e le urla (forse piene di insulti) di quello che doveva essere un angelo.
A inquietare a questo punto è ciò che finora non si è visto. Gli inquirenti in questi giorni hanno parlato di morsi, di calci e di spintoni: da una parte una donna di quaranta anni corpulenta, dall'altra una settantacinquenne che si affloscia. L'Alzheimer del resto nella sua fase più acuta trasforma le persone in burattini senza fili, in bambole che si dovrebbero cullare come fanno i bimbi quando giocano e non pestare a sangue con la convinzione di farla franca.
Ma chissà poi se la Lucchesi voleva farla franca, visto che negli ultimi tempi lasciava segni evidenti sul corpo della nonnina. Graffi ed ematomi si contavano a fatica da quanti erano. Talmente evidenti che una volta la figlia appena rientrata a casa ha chiamato la guardia medica: la madre aveva gli occhi neri e gonfi, come se l'avessero presa a pugni. Da qui la denuncia alla polizia e la decisione degli inquirenti di mettere quattro telecamere nell'abitazione per controllare quello che avveniva dietro quelle quattro mura. Un blitz confezionato in meno di 48 ore.
Il pubblico ministero Alessandra Conforti seguiva in diretta quello che avveniva nella casa degli orrori: dalle 10 del mattino alle 16 del pomeriggio di giovedì scorso. Quando le prove raccolte erano più che sufficienti il magistrato ha ordinato il blitz con l'arresto in flagranza. Poi ha tirato un sospiro di sollievo, perché anche per lei non è stato facile stare incollata al monitor. Con il cuore che le diceva di fermare subito quel supplizio.
Maria Lucchesi è andata in carcere, ma da lunedì è ai domiciliari. È tornata dalla mamma, che di anni ne ha 80. Aveva accettato quel lavoro perché dopo la morte del padre in casa c'era bisogno di uno stipendio, visto che la pensione lasciata era davvero misera. Per 800 euro al mese oltre a curarsi della vecchietta doveva sbrigare le faccende di casa, era brava e nei primi mesi aveva anche conquistato la fiducia della famiglia che l'aveva assunta. Poi qualcosa si è rotto.
L'avvocato della badante, Francesco Rinaldi, potrebbe chiedere una perizia psichiatrica. Intanto dice: «E' una donna che a prima vista mostra di avere problemi particolari: in quella casa lavorava anche 15 ore; forse per lei era troppo stressante».
Non che quei settanta secondi siano all'acqua di rose, anzi: la badante con una mano imbocca la vecchietta e con l'altra le assesta una sberla in pieno volto (sono le 13.04 di giovedì 22 secondo il timer); poi arrivano altri due ceffoni, uno dietro la nuca (alle 13.19) e l'altro in faccia (13.22). Tra le 13.40 e le 13.41 la scena si sposta in camera dal letto: la settantacinquenne viene tirata su come un sacco, senza alcun rispetto, e poi presa a pugni alla bocca dello stomaco perché non resta sdraiata. Non c'è audio nel film, ma si intuiscono i lamenti della vittima e le urla (forse piene di insulti) di quello che doveva essere un angelo.
A inquietare a questo punto è ciò che finora non si è visto. Gli inquirenti in questi giorni hanno parlato di morsi, di calci e di spintoni: da una parte una donna di quaranta anni corpulenta, dall'altra una settantacinquenne che si affloscia. L'Alzheimer del resto nella sua fase più acuta trasforma le persone in burattini senza fili, in bambole che si dovrebbero cullare come fanno i bimbi quando giocano e non pestare a sangue con la convinzione di farla franca.
Ma chissà poi se la Lucchesi voleva farla franca, visto che negli ultimi tempi lasciava segni evidenti sul corpo della nonnina. Graffi ed ematomi si contavano a fatica da quanti erano. Talmente evidenti che una volta la figlia appena rientrata a casa ha chiamato la guardia medica: la madre aveva gli occhi neri e gonfi, come se l'avessero presa a pugni. Da qui la denuncia alla polizia e la decisione degli inquirenti di mettere quattro telecamere nell'abitazione per controllare quello che avveniva dietro quelle quattro mura. Un blitz confezionato in meno di 48 ore.
Il pubblico ministero Alessandra Conforti seguiva in diretta quello che avveniva nella casa degli orrori: dalle 10 del mattino alle 16 del pomeriggio di giovedì scorso. Quando le prove raccolte erano più che sufficienti il magistrato ha ordinato il blitz con l'arresto in flagranza. Poi ha tirato un sospiro di sollievo, perché anche per lei non è stato facile stare incollata al monitor. Con il cuore che le diceva di fermare subito quel supplizio.
Maria Lucchesi è andata in carcere, ma da lunedì è ai domiciliari. È tornata dalla mamma, che di anni ne ha 80. Aveva accettato quel lavoro perché dopo la morte del padre in casa c'era bisogno di uno stipendio, visto che la pensione lasciata era davvero misera. Per 800 euro al mese oltre a curarsi della vecchietta doveva sbrigare le faccende di casa, era brava e nei primi mesi aveva anche conquistato la fiducia della famiglia che l'aveva assunta. Poi qualcosa si è rotto.
L'avvocato della badante, Francesco Rinaldi, potrebbe chiedere una perizia psichiatrica. Intanto dice: «E' una donna che a prima vista mostra di avere problemi particolari: in quella casa lavorava anche 15 ore; forse per lei era troppo stressante».
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