Il Tirreno

Gli avvocati del tecnico dell’Asl chiederanno un altro interrogatorio al Pm dell’inchiesta Manotti

Concussione, Rustighi per ora non risponde

La sede della procura di Massa
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La sede della procura di Massa

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 CARRARA. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Stefano Rustighi, il tecnico dell'Asl di 61 anni che è stato arrestato nei giorni scorsi con l'accusa di concussione. L'interrogatorio proprio per questo è durato pochi minuti. Ora la difesa valuterà le carte raccolte dagli inquirenti.  Gli avvocati di Rustighi, Giuseppe del Papa e Rossella Spediacci, poi chiederanno un altro interrogatorio al Pm Federico Manotti. E qui il funzionario spiegherà la sua versione dei fatti. I legali erano presenti al sequestro delle bottiglie di champagne e di vini pregiati e proprio per questo preferiscono non fare commenti sulla vicenda.  Rustighi, lo ricordiamo, era arrivato a simulare delle irregolarità nei cantieri che aveva visitato come funzionario dell'ufficio di prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro dell'Asl 1. E tutto per avere qualcosa in cambio, dai soldi ai generi alimentari. Prendeva di tutto: dalle bottiglie di vino alle uova di Pasqua, dall'olio extravergine all'agnello di Zeri.  A raccontare i dettagli dell'indagine che ha scoperchiato un brutto caso di concussione (sono sei gli episodi contestati al tecnico) è stato proprio il sostituto procuratore Federico Manotti. Il magistrato ha voluto ringraziare pubblicamente l'imprenditore di Zeri che invece di sottostare alle richieste di Rustighi ha denunciato il funzionario in procura.  Il tecnico aveva chiesto un agnello per chiudere un occhio per un'infrazione della norma sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Rustighi aveva infatti riscontrato una rumorosità eccessiva nel cantiere, anche se in realtà era tutto in regola come hanno potuto poi accertare i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura. E aveva fatto capire che se non fosse arrivato il dono, la sanzione sarebbe stata di ottomila euro.  Invece come detto è arrivata la denuncia. Dal racconto dell'imprenditore-titolare di un'azienda che lavorava in appalto per la Nca, è partita l'inchiesta. I carabinieri hanno piazzato una telecamera e un paio di microfoni nell'ufficio e hanno intercettato l'utenza telefonica del funzionario.

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