Sicurezza
Marchio del marmo, quasi un flop
Cinzia Carpita
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Due immagini delle cave e il presidente di Assindustria Alessandro Caro Dopo un anno il consorzio non lo ha ancora depositato ad Alicante per l'avvio europeo
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CARRARA. Il marchio di orgine del marmo di Carrara (partendo dai blocchi), ideato un anno fa da un pool di imprenditori, rischia di naufragare prima ancora di arrivare sui mercati (se mai ci arriverà): non è ancora stato depositato dal consorzio di imprese. La Marmi Carrara non ha aderito nonostante che il presidente Luigi Piacentini avesse assicurato l'ingresso. Assenti anche le imprese versiliesi. Ma Alessandro Caro numero uno di Assindustria, è fiducioso. Il marchio nel limbo. Il presidente di Assindustria e del consorzio, Alessandro Caro, ammette che il deposito ad Alicante (secondo la normativa europera) del marchio di origine del marmo di Carrara, non è ancora avvenuto. «Il consorzio promotore si è temporaneamente fermato «per dare prioprità ad altri problemi», ma Caro assicura che il deposito del marchio sarà al più presto rimesso in agenda. Tuttavia dallo scorso luglio non si sono aggiunte ulteriori imprese alla dozzina, anzi 13 di partenza: Caro e Colombi srl, Calacata Crestola srl, Euromarble srl, Furrer spa, Elle Marmi srl, Successori Adolfo Corsi srl, Gualtiero Corsi srl, Figaia Cave spa, Mariani Graniti, Assindustria, Erica, Imm, Tesimag. Non è entrata la Marmi Carrara e, aggiunge Caro, «anche i versiliesi sono ancora a partorire». Che l'operazione non fosse facile lo si era capito subito, e lo scorso marzo Caro aveva puntato il dito sulla classe imprenditoriale: «La creazione del marchio per la tutela del marmo di Carrara procede tra l'indifferenza generale se non in un clima di tacito ostracismo». «Se non cambia aria, sarà difficile dotarsi di strumenti competitivi come il marchio ma, più in generale, sarà ancora più difficile creare insieme un progetto serio per il futuro del nostro sistema marmo». Lavoro e norme ambientali. Il settore lapideo locale cerca di fronteggiare per il meglio la crisi generale. Ma, dice Caro, «grossi segnali di ripresa non ce ne sono. Anche se sta ripartendo il mercato dell'edilizia statunitense: speriamo che possa portare benefici anche al comparto apuano. Alla cave, bene o male, la richiesta di blocchi c'è». Non si parla più, invece, da tempo, di concertazione con il Comune sulle varie questioni del marmo: «Al momento è interrotta, - conferma il presidente di Assindustria - Forse il tavolo serviva per parlare solo di tassa marmi.... ma siamo in contatto e stiamo vedendo per le cave alcune normative». Parla di un tavolo di lavoro tutto nuovo, che si è riunito nei giorni scorsi, su aspetti che coinvolgono direttamente le imprese al monte (sarebbero quei problemi che fanno passare in secondo piano il marchio?): vi partecipano Assindustria, l'Asl come Salute pubblica e Prevenzione, Arpat, uffici cave di Carrara e di Massa, ufficio ambiente del Comune di Carrara e la Provincia. Il primo incontro si è svolto nella sede di Assindustria. Un altro è previsto nella settimana entrante. Qual è il nodo? Pare che ci sia difficoltà ad applicare nelle cave le norme imposte alle attività produttive su emissioni di polveri (in questo caso non quelle del trasporto marmo), impatto acustico e acque piovane. «Stiamo cercando di concertare linee guida, il clima del confronto è ottimo e c'è piena disponibilità di tutti i soggetti istituzionali e dei direttori dei lavori», assicura Caro. Uno dei problemi è appunto quello della raccolta delle acque di "prima pioggia": quella che cadendo sui piazzali delle aziende si può mescolare a sostanze di produzione sparse sul suolo, e quindi per evitare che finisca nella falda, dovrebbe essere raccolta e fatta decantare. «Ma come facciamo? - domanda Caro - alle cave è difficile, c'è sempre acqua dappertutto perché fa parte della lavorazione. Comunque troveremo soluzioni pratiche, questo tavolo è cotruttivo, non come altri... Più che la riunione degli Stati Generali del marmo, prevista in in autunno, in cui non si sa bene di cosa si parlerà, è meglio essere pratici: ecco perché abbiamo sollecitato insieme ai direttori dei lavori, un tavolo tecnico per valutare i piani di lavoro delle cave in rapporto alle difficoltà interpretative delle norme su rumori, polveri e acque». «Sì ai controlli sulle scaglie». Il Comune ha deciso di effetture controlli specifici sul trasposto di scaglie bianche e scure, contro il rischio di evasione che si prefigurerebbe nel caso che quelle pregiate a tariffa più alta, venissero spacciate come meno pregiate, con conseguente minore introito per le casse comunali. Cosa ne pensa Assindustrai? «L'amministrazione fa bene a controllare - dice Caro - Ci è sempre sembrato troppo alto il tonnellaggio delle scaglie scure rispetto a quelle bianche, e avevamo chiesto controlli più serrati e più severi».
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