Sicurezza
Botte all'anziana, arrestata badante
Claudio Figaia
Ematomi e graffi sul corpo della malata che doveva accudire
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MONTIGNOSO. Angeli, le badanti che accudiscono i nostri anziani. Angeli che ci fanno sembrare meno pesante la malattia e la vecchiaia dei nostri cari. Quasi sempre angeli. Non nel caso affiorato a Montignoso. Dove una badante, italiana, la nonnina che le era stata affidata la picchiava, la maltrattava. Botte ripetute e sistematiche, che lasciavano evidenti segni sul corpo: lividi, arrossamenti, graffi. Tanto lei, l'anziana, non poteva reagire: la malattia la costringe in uno stato di infermità pesante, di non autosufficienza, e non le consente neppure di parlare. Un incubo per la donna, finito nel tardo pomeriggio di giovedì, quando la polizia ha fatto irruzione nell'abitazione dell'anziana e ha arrestato la badante. In flagranza di reato: sì, proprio mentre si accaniva - questo hanno ricostruito gli inquirenti - in una delle sue inutili e per ora inspiegabili azioni violente sulla donna che doveva assistere. Una brutta storia quella che si svolge in una villetta a schiera non distante dall'Aurelia. Tutto comincia nel settembre dello scorso anno, quando la famiglia dell'anziana prende a servizio la badante. Spesso sono rumene o di altri paesi dell'Est le donne che svolgono questi delicati e faticosi lavori. La famiglia della donna, invece, sceglie una italiana. Anzi una del posto, di Montignoso. Ben presto però, la figlia della vittima (che vive con lei nella villetta e che per lunga parte della giornata è fuori per lavoro), si accorge che qualcosa non va. Trova degli ematomi sul corpo della madre. Chiede spiegazioni alla badante e si sente rispondere qualcosa del tipo: non è nulla, è solo caduta; oppure: quando la sollevo, sulla pelle restano certi segni... Ma la figlia non è convinta e si rivolge alla polizia: una denuncia per presunti maltrattamenti. Gli inquirenti cercano di capirne di più e per farlo avrebbero anche piazzato (di nascosto, ovvio) un sistema di videoregistrazione nell'abitazione dell'anziana. Un'iniziativa simile a quella utilizzata per "incastrare" le maestre violente dell'asilo Cip & Ciop di Pistoia. I filmati registrati sarebbero un'eloquente conferma dei sospetti della figlia. Di più, sono lo strumento che inducono le forze dell'ordine a intervenire d'urgenza quando le immagini mostrano un altro atto di violenza sull'anziana. Così, nel pomeriggio di giovedì, scatta l'operazione: la badante viene arrestata in flagranza di reato e portata in carcere. La sua vittima, 75 anni, afflitta da una grave malattia, è "libera". Sul corpo porta ancora i segni dei maltrattamenti ma non ha dovuto essere ricoverata in ospedale. A "convalidare" la presenza di lividi, viene chiamata il medico legale dottoressa Elisa Menconi. Il suo referto confermerebbe la presenza di lividi sulle gambe, sulle braccia, di un arrossamento sulla schiena come il segno lasciato da schiaffo. Alcuni degli ematomi sarebbero ormai in fase di scomparsa, segno questo di probabile ripetizione nel tempo dei maltrattamenti. Elementi sufficienti per indurre la sostituto procuratore Alessandra Conforti a ordinare l'arresto della presunta autrice delle violenze. «Preferiamo non dire niente, siamo sotto shock, una cosa del genere non potevamo neanche immaginarla», dice gentile ma risoluta al telefono la figlia della donna. La badante è ora in carcere, in attesa della convalida dell'arresto da parte del gip. Forse oggi stesso il primo interrogatorio in cui potrà spiegare la sua versione dei fatti.
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