Finanza
Gli architetti contro il Comune
Chiara Sillicani
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PROGETTI. Il Castello che potrebbe diventare raggiungibile con le discusse scale mobili e piazza Mercurio che sarà riqualificata L'ordine: basta incarichi diretti, si facciano concorsi e vinca il migliore
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MASSA. I toni sono cauti, ma il messaggio degli architetti è chiaro: basta affidamenti diretti o ad invito, l'amministrazione torni a fare concorsi. E vinca il più bravo. E il tema, in epoca di piano di sviluppo, piani integrati e nuovi assetti urbanistici, è d'attualità. Perché dei progetti in ballo (basti pensare alle scale mobili) si parla tantissimo, molto meno di chi quei progetti deve realizzarli. Cosa ne pensa l'ordine. Adesso a dire la loro sono proprio gli architetti. E lo fanno con una lettera firmata, per conto del consiglio, dal presidente dell'ordine Giancarlo Cacciatori. Una lettera intestata al sindaco, alla vicesindaco e al dirigente Lazzini. Nessun riferimento diretto ad incarichi ai "soliti noti", ma una richiesta al Comune di ridurre la discrezionalità nella scelta. In particolare l'ordine ribadisce la natura intellettuale del lavoro svolto dagli architetti e la necessità, attraverso concorsi, di premiare le idee progettuali «più meritevoli». Insomma, chiedono veri e propri bandi: gli architetti concorrono, ognuno con il suo progetto sotto braccio e il migliore è scelto per tradurre l'idea in realtà. «Il consiglio dell'ordine - si legge nella lettera - visti i recenti affidamenti di incarichi professionali, ritenendo che il progetto sia opera d'intelletto non parzializzabile in episodi distinti dall'originario concetto unitario, la invita a procedere alla revisione della procedura adottata per l'affidamento diretto o ad invito partecipato, non essendo inoltre a nostro avviso percorribile la pratica di affidamento tramite il successivo abbassamento dell'importo previsto per il progetto unitario o il suo frazionamento in più incarichi». Il frazionamento dell'incarico. Una cosa è chiara: l'ordine contesta la pratica dell'affidamento diretto. Vale a dire la nomina di un architetto a cui viene affidata la realizzazione di un progetto. Più complesso capire, invece, il riferimento al frazionamento. La normativa autorizza, infatti, l'affidamento diretto o la gara ad invito in base all'importo dell'incarico. Se l'incarico è, ad esempio, al di sotto dei 100mila euro, allora è possibile procedere alla gara ad invito (vengono "invitati" cinque professionisti e uno di loro è scelto dall'amministrazione). L'ordine dice "no" alla divisione di un incarico unitario di importo superiore a 100mila in incarichi più contenuti, con la conseguente possibilità di ricorrere a procedure diverse da quelle concorsuali. Il concorso è un bene per la collettività. Perché - gli architetti non hanno dubbi - con il concorso «si potrebbe ottenere una vasta panoramica di soluzioni architettoniche con il coinvolgimento di tutti i professionisti interessati. Potrebbero essere valutate non solo le esperienze professionali nei curricula, ma soprattutto i progetti più meritevoli». Insomma, più persone partecipano, più idee e proposte si raccolgono, più aumentano le possibilità di trovare la soluzione giusta al problema. L'ordine, da parte sua, garantisce «collaborazione per la realizzazione di bandi e concorsi per le future nuove trasformazioni del territorio». Ma chiede più apertura. Perché in gioco c'è la riqualificazione e la vivibilità di un territorio. Parla il presidente. Giancarlo Cacciatori, presidente dell'ordine, sa bene che l'affidamento diretto e la gara ad invito riducono i tempi, ma precisa: «Ci sono comunque procedure che, in accordo con gli ordini professionali, permettono di allargare la partecipazione di idee senza dilatare i tempi». Non soltanto: «L'amministrazione - aggiunge - sa quali sono le scadenze, può quindi muoversi per tempo, evitando di avere là acqua alla porta. Allargare la base di partecipazione, evitando illazioni e timori, è a vantaggio di tutti. Non sempre vince il più quotato alle Olimpiadi, vince chi centra il bersaglio: così - esemplifica - Ghiberti ha vinto Michelangelo e ha realizzato le porte del Battistero». E magari anche Massa potrebbe avere il suo Ghiberti.
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