Il Tirreno

Nell’ordinanza di custodia cautelare, le conversazioni del costruttore con i suoi consulenti

E Volpi registrava tutto

L’avvocato Giannecchini, il costruttore Volpi e, più sopra, il pm Federico Manotti
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L’avvocato Giannecchini, il costruttore Volpi e, più sopra, il pm Federico Manotti

Così la procura ha accusato i tre professionisti

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 CARRARA. Giuseppe Volpi registrava. Insomma, fatte le debite proporzioni, un po' come Patrizia D'Addario. Ma in realtà, quando il costruttore registrava, non è che avesse in mente di incastrare qualcuno: semplicemente, così ritiene la magistratura, voleva riascoltare con calma i suggerimenti, le idee, le operazioni che i professionisti a voce gli prospettavano. Ma i file audio, trasferiti sui pc, lì sono rimasti.  E quindi, nelle 73 pagine di ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Laghezza, su richiesta del pm Federico Manotti, non vi sono - come spesso accade ultimamente nelle inchieste più delicate - delle intercettazioni telefoniche riportate, o almeno non ne risultano determinanti, bensì i testi di quelle registrazioni che il costruttore aveva fatto, probabilmente a insaputa dei professionisti suoi consulenti o di cui era cliente.  Insomma, nella loro ricerca delle "origini" del crac, gli investigatori della Guardia di Finanza, su input del pm Manotti, hanno passato al setaccio tutto quello che avevano sequestrato al 47enne costruttore carrarese, e hanno trovato anche questi file in cui - così emerge - in pratica sarebbero state le indicazioni su come poter in qualche modo mettere al riparo il patrimonio immobiliare. La convinzione della magistratura è che queste consulenze, questi suggerimenti siano sufficienti a configurare il reato di associazione a delinquere, bancarotta e truffa. Pur con qualche differenziazione di responsabilità, i tre professionisti - l'avvocato Bruno Tavarelli, il commercialista tributarista Stefano Della Santina e il consulente fiscale svizzero Rudy Cereghetti (l'unico in carcere) - si sarebbero adoperati insomma nell'aiutare sul piano giuridico e pratico Volpi a costruire le scatole cinesi estere. Quindi hanno loro ideato e organizzato il disegno, l'impalcatura della messa al riparo dei beni, secondo la procura.  Insomma, determinanti le registrazioni dei file audio: anche perché i professionisti, con precisione, avrebbero descritto dettagliatamente quello che sarebbe stato utile fare. E le indagini comunque proseguono, con possibili ulteriori sviluppi.   LE DIFESE: ECCESSIVA LA CUSTODIA CAUTELARE. Intanto, gli avvocati degli indagati, in attesa degli interrogatori di garanzia, sono uniti nel dire: eccessiva la custodia cautelare. «Rimango sorpreso - scandisce Antonio Bonacci, avvocato (con Alessandro Menconi) di Bruno Tavarelli e di Rudy Cereghetti - che a distanza di anni dai fatti presunti in cui la condotta si sarebbe estrinsecata, si ritengano vive le esigenze cautelari; i fatti contestati sono accaduti prima del 2007 (data del fallimento della capogruppo di Volpi, la Hlc, ndr). L'impressione è che lo strumento della custodia cautelare sia sempre quello più semplice; insomma: prima si chiude una persona, in carcere o ai domiciliari, poi si discute. Questa è l'ennesima riprova che, anche senza pericolo di fuga, o di inquinamento delle prove, o reiterazione del reato, la custodia cautelare è l'unico strumento della nostra giurisdizione. Lo dico non da oggi», aggiunge l'avvocato Bonacci. Nel merito, conferma che ai suoi assistiti contestano di aver fornito dei suggerimenti, e che in qualche modo la condotta sarebbe stata "istigatrice" delle successive operazioni di Giuseppe Volpi. Di più però non aggiunge: riservandosi di esplicitare quale sarà la linea difensiva per i suoi assistiti dopo i rispettivi interrogatori di garanzia davanti al gip.  Anche l'avvocato Anna Maria Giannecchini, che assiste insieme allo studio legale Cecchieri il commercialista tributarista Stefano Della Santina, è stupita della misura cautelare e anticipa: «Respingiamo tutte le accuse». «Mi sembra tutto assurdo - afferma l'avvocato - Abbiamo letto l'ordinanza insieme, tutte le 73 pagine, dal 2005 il dottor Della Santina non ha più seguito Volpi e neppure ha avuto contatti. Chiariremo tutto il prima possibile, non c'è nulla da nascondere. Appare totalmente fuori luogo - ribadisce - la misura cautelare; ed emergerà con chiarezza la posizione del mio assistito, che è assolutamente estraneo ai fatti addebitati».  Certo, le accuse non sono leggere: associazione a delinquere finalizzata alla truffa, e bancarotta fraudolenta in concorso con il costruttore edile carrarese Giuseppe Volpi. Un crac milionario che portò al fallimento un impero immobiliare da almeno 13 milioni di euro.  Come accennato, le indagini della Procura potrebbero anche non fermarsi qui. Fra gli obiettivi, anche se nessuno si nasconde le difficoltà, anche quelli di capire, se mai sarà possibile, chi potrebbero essere ad esempio i proprietari delle società americane in cui confluirono alcuni dei beni (le case peraltro, come detto ieri, sono in Italia, e quindi attraverso le azioni revocatorie pur con difficoltà possono essere recuperate dalla curatela).  Nella prima ordinanza di custodia, quella del marzo dell'anno scorso, vi erano le intercettazioni telefoniche, ma anche da quelle - a parte rintracciare quelli che furono un po' le "teste di legno", i prestanome di Volpi - non fu possibile arrivare ai livelli successivi. Adesso, soprattutto dalla figura di Cereghetti, ci si aspetta di conoscere meglio le eventuali identità dei soci delle società americane, Luxury House, Shallcross Devolpment e Tolovana Holdings. Su queste per altro è ancora in piedi una rogatoria internazionale.  Ma restando alle altre scatole cinesi, la magistratura ritiene che ad averle suggerite siano i professionisti arrestati lunedì. E da questa accusa dovranno difendersi. M.B.

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