La manifestazione
In aula i tafferugli di Bonascola
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Il tribunale di Massa I testimoni della difesa negano l'aggressione ultrà
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MASSA. Ha fatto alzare la ragazza che stava raccontando cosa era successo davanti al campo del Bonascola tra alcuni ultrà del Romagnano e le forze dell'ordine e ha chiesto al giudice Dragotto: «Può una persona così minuta (alta poco più di un metro e cinquanta) picchiare un carabiniere? Ditemi voi se la ricostrruzione delle forze dell'ordine può essere giudicata attendibile oppure no?». È stato un mezzo show quello dell'avvocato Giovanni Adami, il legale di Udine che da sempre difende gli ultrà di tutta Italia, ieri mattina in tribunale a Massa. L'imputato era Stefano Fialdini, il ragazzo accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Il processo, dopo che le parti avevano ascoltato quattro testimoni (tre della difesa) è stato rinviato al 23 novembre. Oltre alla ragazza fatta alzare da Adami ha testimonianto anche un'altra ragazza rimasta coinvolta suo malgrado nei tafferugli. Entrambe erano finite all'ospedale per le botte prese ed avevano avuto una prognosi di una settimana ciascuna. Ma forse la parte più importante dell'udienza è stata la ricostruzione del maresciallo dei carabinieri che ha subito le precosse di Fialdini. A interrogarlo c'era il pubblico ministero Alessandra Conforti. Il pm dopo aver fatto chiarire al militare quellon che era avvenuto a Bonascola ha messo in difficoltà le due ragazze chiamate a testimoniare dalla difesa. E in alcuni punti il loro racconto ha iniziato a zoppicare. A novembre comunque saliranno sul banco dei testimoni altri due tutori dell'ordine. Secondo l'accusa Fialdini, che ha ancora l'obbligo di firma, aveva partecipato ai tafferugli in prima persona. Anzi era stato lui ad essere stato fermato con le birre in mano. Voleva entrare nell'impianto con le bottiglie ma i carabinieri glielo hanno impedito e da lì è nato tutto. Fialdini è accusato anche del tentato furto della pistola di un carabiniere. Per ora la difesa dell'imputato ha deciso di non chiedere la revoca dell'obbligo di firma, anche perché Fiandini, 26 anni operaio, può andare a lavorare tranquillamente. Entro novembre però è facile che verrà chiesta la libertà totale.
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