Finanza
Scale mobili, protesta al Castello
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La protesta al Castello Malaspina all’altezza di Porta Quaranta2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Cinquanta cittadini, principalmente gente comune, senza quindi esponenti politici massesi, hanno raggiunto ieri pomeriggio il castello Malaspina, all'altezza di Porta Quaranta, raccogliendo l'invito ad appoggiare la protesta del consigliere comunale Stefano Benedetti (Destra per gli italiani) e di Brunello Pucci. Contrari, senza mezzi termini, al progetto della giunta Pucci di costruire scale mobili per raggiungere il Castello. «È una giornata storica per Massa, abbiamo radunato tanti cittadini che la pensano come noi. È una giornata grigia, incolore. Proprio come la situazione che la giunta ci prospetta, creando un problema di impatto ambientale e paesaggistico - ha detto al megafono Stefano Benedetti, in un comizio per strada - ma anche è un grave problema economico. La giunta intende spendere 800mila euro per realizzare un progetto, quello delle scale mobili, di cui non si sente il bisogno. Anzi, dico che con gli stessi soldi si sarebbe potuto fare altro». Benedetti ha indicato ai presenti la via per la riqualificazione della rocca, dal suo punto di vista. «La nostra battaglia la vinciamo se l'amministrazione fa un passo indietro, e se si convince che quel progetto distruggerà la storia della città. La riqualificazione passa invece dalla ripulitura dei sentieri storici, da una nuova illuminazione, dalla creazione di una serie di attrazione per ridare vita al castello Malaspina». Tra i problemi sollevati da Benedetti e Pucci c'è infatti quello delle iniziative interne al Castello. «Che senso ha realizzare le scale mobili - ha concluso Benedetti - quando poi in cima non c'è niente da vedere? Il modello da seguire deve essere il Castello di Fosdinovo, dove la gente fa la fila e dove è stato creato addirittura il mito del fantasma per attrarre più turisti». Tra i presenti anche alcuni esponenti dell'associazione Italia Nostra, ambientalista e schierata contro il progetto scale mobili.
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