Il Tirreno

La figlia rapita non voleva andare

I genitori della bambina
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I genitori della bambina

I genitori avrebbero minacciato le suore con una pistola giocattolo

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MASSA. Continuano in tutta Italia le ricerche dei due genitori, di Reggio Emilia, che venerdì mattina hanno rapito la loro figlioletta - sottratta alla patria potestà e affidata a una struttura protetta dal tribunale dei Minori di Bologna - e sono fuggiti.  Il "prelevamento" della piccola - che ha compiuto 5 anni proprio due giorni prima del dramma - è avvenuto a Marina di Massa, nella Casa di San Francesco di via delle Pinete, una bella villa con giardino trasfomato in una specie di colonia o casa vacanza per bambini gestito dalla suore del cenacolo di San Francesco.  Un blitz ben organizzato quello da Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, papà e mamma con problemi di tossicodipendenza e in guerra aperta con i servizi sociali e il tribunale per riavere con loro la figlia. I due partono da Reggio a bordo di una Fiat Punto grigia, la stessa con cui, lo scorso 5 marzo, fuggirono per la prima volta con la loro bambina (una fuga che si concluse 4 giorni dopo). Sanno bene dove andare, forse hanno già studiato la zona. Attorno alle 12.30 scavalcano il muro di cinta della casa vacanze di via delle Pinete. Lì c'è la loro piccola, ospite delle suore del cenacolo francescano di Reggio che, come ogni anno, da giugno a settembre, trasferisce la sua attività a Marina di Massa per consentire ai bambini di vivere un'estate al mare.  I genitori entrano da una finestra. Le suore tentano di proteggere la bambina, ma i due genitori sono decisi; ci sono attimi di tensione. La piccola si aggrappa ad un abito di una delle suore, non vuole andarsene. Piange, urla, è spaventata. E' a questo punto che, secondo alcune testimonianze - ma gli investigatori non lo confermano - il padre estrae una pistola, probabilmente giocattolo, e minaccia le religiose. fugge. I genitori trascinano la figlia in auto, inseguiti dalle suore, che chiedono aiuto. Scattano quasi subito le ricerche, mentre il legale della coppia "rivendica": «Genitori e bambina sono tranquilli, sereni e felici. Stanno bene e non c'è la minima possibilità che la bimba possa essere in pericolo. Ho avuto una comunicazione in questo senso nella prima mattinata».  In allerta anche le polizie di frontiera: in occasione del precedente prelevamento la coppia fu fermata al confine con la Slovenia. «Siamo già abbastanza turbate, non posso dire nulla di più». Sono queste le uniche parole pronunciate da suor Maura, madre superiore della confraternita cui è stata affidata la bambina. Le suore hanno ancora negli occhi e nelle orecchie la drammatica scena del "rapimento", con la picocla che gridava e si disperava. E piena di disperazione appare tutta questa storia. In cui, di sicuro, c'è una vittima senza colpe che sopporta un'esperienza durissima: la bambina. ALTRO SERVIZIO A PAG. 8

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