Sicurezza
Prelevano la figlia di 5 anni e fuggono: "La bimba sta bene"
Hanno prelevato la figlia da una casa vacanze di Massa Carrara minacciando le suore che la custodivano. Ai genitori - due tossicodipendenti residenti a Reggio Emilia - era stata tolta la patria potestà. Il legale della coppia: "La piccola sta bene"
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Hanno prelevato la figlia da una casa vacanze di Massa Carrara minacciando le suore che la custodivano. Ai genitori - due tossicodipendenti residenti a Reggio Emilia - era stata tolta la patria potestà.
"Genitori e bambina sono tranquilli, sereni e felici. Stanno bene e non c'è la minima possibilità che la bimba possa essere in pericolo. Ho avuto una comunicazione in questo senso nella prima mattinata".
Lo ha detto l'avvocato modenese Francesco Miraglia, legale di Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, i genitori reggiani con problemi di tossicodipendenza alle spalle che ieri hanno prelevato la loro figlioletta di cinque anni da una casa vacanze a Marina di Massa. Già il 5 marzo scorso avevano sottratto la piccola dalla struttura assistenziale che la ospitava, a Reggio Emilia; allora la 'fuga' durò quasi quattro giorni.
Nella casa vacanze toscana, gestita dalle suore, la piccola era ospite da alcuni giorni, sotto la responsabilità della comunità di accoglienza reggiana alla quale venne affidata dopo che il Tribunale per i minorenni di Bologna aveva sospeso la patria potestà ai genitori.
"Il padre e la madre vogliono solo tranquillità e ora intendono rimanere con la figlioletta", ha aggiunto il legale, che non ha voluto fornire dettagli sui contatti avuti nelle ultime ore. Quattro mesi fa la famiglia, che probabilmente si apprestava a varcare il confine sloveno, si convinse ad incontrare la polizia reggiana, la notte fra l'8 e il 9 marzo a Rabuiese (Trieste), grazie all'intercessione della nonna.
Ad aprile, poi, la coppia si era incatenata davanti al Colosseo e aveva rilasciato un'intervista al programma di Rai Tre 'Chi l'ha visto?'. Nel frattempo la piccola era tornata nel Centro reggiano che gi… la ospitava prima del 'sequestro'.
L'avvocato Miraglia ha criticato il Tribunale per i minorenni per l'atteggiamento tenuto negli ultimi mesi sulla gestione del caso della bambina: "Ora vogliamo risposte, ma soprattutto certezze".
Il legale ha spiegato che è in corso una perizia disposta dall'autorità giudiziaria per valutare la capacità genitoriale: "Era previsto un incontro tra loro e la bimba, ma la tutrice lo ha bloccato sostenendo che era meglio evitare forti emozioni alla piccola se avesse rivisto il pap… e la mamma dopo quello che era successo. Così è stato rinviato a data da destinarsi, a settembre. Ma i miei assistiti non sono mostri, non sono sprovveduti, sono solo genitori esasperati e vogliono che la loro vicenda trovi una soluzione".
Proprio ieri il legale aveva sollecitato con una lettera il presidente del Tribunale per i minorenni a rispondere alle richieste della difesa, sollecitando il giudice relatore a fare eventualmente un'ordinanza per spiegare dettagliatamente "perché non vengono accolte".
In una missiva di circa una settimana prima, stesso destinatario, Miraglia aveva citato "gravi interferenze" da parte del tutore e aveva chiesto tra l'altro di rivalutare la collocazione della bimba nella struttura reggiana, dove a suo avviso non le sarebbe garantito il supporto psicologico, oltre alla ripresa immediata delle operazioni peritali.
"Genitori e bambina sono tranquilli, sereni e felici. Stanno bene e non c'è la minima possibilità che la bimba possa essere in pericolo. Ho avuto una comunicazione in questo senso nella prima mattinata".
Lo ha detto l'avvocato modenese Francesco Miraglia, legale di Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, i genitori reggiani con problemi di tossicodipendenza alle spalle che ieri hanno prelevato la loro figlioletta di cinque anni da una casa vacanze a Marina di Massa. Già il 5 marzo scorso avevano sottratto la piccola dalla struttura assistenziale che la ospitava, a Reggio Emilia; allora la 'fuga' durò quasi quattro giorni.
Nella casa vacanze toscana, gestita dalle suore, la piccola era ospite da alcuni giorni, sotto la responsabilità della comunità di accoglienza reggiana alla quale venne affidata dopo che il Tribunale per i minorenni di Bologna aveva sospeso la patria potestà ai genitori.
"Il padre e la madre vogliono solo tranquillità e ora intendono rimanere con la figlioletta", ha aggiunto il legale, che non ha voluto fornire dettagli sui contatti avuti nelle ultime ore. Quattro mesi fa la famiglia, che probabilmente si apprestava a varcare il confine sloveno, si convinse ad incontrare la polizia reggiana, la notte fra l'8 e il 9 marzo a Rabuiese (Trieste), grazie all'intercessione della nonna.
Ad aprile, poi, la coppia si era incatenata davanti al Colosseo e aveva rilasciato un'intervista al programma di Rai Tre 'Chi l'ha visto?'. Nel frattempo la piccola era tornata nel Centro reggiano che gi… la ospitava prima del 'sequestro'.
L'avvocato Miraglia ha criticato il Tribunale per i minorenni per l'atteggiamento tenuto negli ultimi mesi sulla gestione del caso della bambina: "Ora vogliamo risposte, ma soprattutto certezze".
Il legale ha spiegato che è in corso una perizia disposta dall'autorità giudiziaria per valutare la capacità genitoriale: "Era previsto un incontro tra loro e la bimba, ma la tutrice lo ha bloccato sostenendo che era meglio evitare forti emozioni alla piccola se avesse rivisto il pap… e la mamma dopo quello che era successo. Così è stato rinviato a data da destinarsi, a settembre. Ma i miei assistiti non sono mostri, non sono sprovveduti, sono solo genitori esasperati e vogliono che la loro vicenda trovi una soluzione".
Proprio ieri il legale aveva sollecitato con una lettera il presidente del Tribunale per i minorenni a rispondere alle richieste della difesa, sollecitando il giudice relatore a fare eventualmente un'ordinanza per spiegare dettagliatamente "perché non vengono accolte".
In una missiva di circa una settimana prima, stesso destinatario, Miraglia aveva citato "gravi interferenze" da parte del tutore e aveva chiesto tra l'altro di rivalutare la collocazione della bimba nella struttura reggiana, dove a suo avviso non le sarebbe garantito il supporto psicologico, oltre alla ripresa immediata delle operazioni peritali.
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