Il Tirreno

Ex Farmoplant, vendite illegittime

Claudio Figaia

Alberto Ricciardi vince la guerra con il Consorzio zona. E il fratello Emanuele

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 MASSA. "Quei terreni della ex Farmoplant dovevano essere assegnati alla Fermet di Alberto Ricciardi. O, perlomeno, il Consorzio Zona avrebbe dovuto, in forza dei principi di imparzialità a cui deve sottostare un ente pubblico, valutare anche la proposta di acquisto di Fermet stessa". Invece il Czia quella proposta la dimenticò in un cassetto, per accogliere, invece la proposta di un'altra società. Guarda caso quella del fratello di Alberto Ricciardi, Emanuele. Fu, insomma, un atto "viziato" illegittimo, che deve essere annullato.  È con queste argomentazioni che la Corte di Cassazione, confermando un precedente pronunciamento della Corte dei conti, ha messo fine a un contenzioso apertosi 18 anni fa.  Una storia complessa ed emblematica quella dei terreni ex Farmoplant. Una storia che racconta delle difficoltà per le imprese apuane di trovare aree adeguate per crescere (problema che non è certo solo di Fermet), ma anche di politiche industriali poco lungimiranti e di atti publbici (quelli del Consorzio Zia) pesantemente censurati dai giudici. E che racconta dei contrasti tra due fratelli Emanuele e Alberto Ricciardi, entrambi ricchi (le loro aziende sono le prime per fatturato in provincia), entrambi operanti nello stesso settore (l'industria dei rottami di ferro), da sempre in contrasto.  Alberto Ricciardi ripercorre la vicenda con rabbia contenuta. «Ditemi voi se è così che si aiuta lo sviluppo delle aziende», dice più volte. La sua Fermet, persa l'opportunità di insediarsi nella ex Farmoplant, ha dovuto spezzettare i suoi centri di deposito e trasformazione, ha vissuto per anni con l'incubo di dover traslocare. Finchè - è cosa di alcuni mesi fa - ha acquistato impianti e spazi extra large della Italcementi. «Certo che se a suo tempo, nel 2001, avessero dei nostri diritti - accusa adesso - non avremmo dovuto affrontare un investimento così oneroso in tempi di crisi. Il fatto è che il Consorzio Zia ha agito non al servizio delle aziende del territorio ma a vantaggio di pochi».  La storia, dicevamo, inizia nel marzo 1995, quando la Zia invita varie aziende a partecipare al programma di re-industrializzazione della Farmoplant. Fermet, che la Farmoplant l'ha letteralmente demolita (è il suo lavoro), nel maggio del 1996 invia una lettera di richiesta di acquisto del comparto ex Azoto della fabbrica "dei valeni", quello vicino al raccordo ferroviario, fondamentale per i suoi traffici. A fine settembre 2001, però, Il Consorzio zona (all'epoca presidente era Sergio Menchini) individua come assegnatari e acquirenti di quell'area alle imprese Ricciardi (Emanuele), Ecodem e Versilia Rottami che avevano presentato domanda di acquisto - sostiene Ricciardi (Alberto) solo due giorni prima.  La Fermet fa ricorso al Tar, ma il tribunale amministrativo, nel 2003, dichiara inammissibile tale ricorso, sostenendo che Fermet Mb Fer e Ilfer (società collegate nell'operazione) non avevano presentato tempestiva richiesta di assegnazione delle aree. Le tre aziende impugnano la sentenza e si rivolgono al Consiglio di Stato, che capolvolge il gudizio del Tar e afferma che la "natura pubblica" del Consorzio imponeva ad esso di "avviare una procedura di evidenza pubblica al fine di consentire a tutti i soggetti di presentare un'offerta di acquisto" e tra questi soggetti doveva esserci, a maggior ragione la Fermet, che già nel 1996 si era fatta avanti. Così non era stato: Ecodem e le altre società a cui Zia cedette le aree, rivendettero successivamente buona parte dei terreni con una speculazione (legittima, si badi) da oltre 2,2 milioni di euro, tenendone soltanto una parte.  Ora, la Cassazione, confermando la sentenza del Consiglio di Stato apre un nuovo capitolo. «Certo, avvieremo un'azione civile contro chi ci ha danneggiato: il Consorzio Zona in primis ma anche, eventualmente nei confronti delle aziende», annuncia Ricciardi. E le richieste di risarcimento di Ferme potrebbero essere milionari. La vendetta è un piatto che si consuma freddo.

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